Recensione
Year of Meteors Laura Veirs
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Folk Pop Voti redazione e staff

Laura Veirs

Year of Meteors

Nonesuch

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Laura Veirs canta in maniera greve. Sembra che non si lasci andare o che tenga fin troppo a custodire gelosamente il suo coinvolgimento rispetto alle situazioni: il suo cantare è sempre un dire ed un non dire, un doppio gesto che mantiene e compromette l'equilibrio di un'intimità, o di un'identità, che non viene mai realmente svelata. Non è difficile immaginarla provare fino in fondo quello che scrive - perché scrive con una schiettezza unica - ma le sensazioni immediate che de-scrive sono irrimediabilmente complicate dall'algebra della metafora. Eppure le sue lenti, esibite con certo orgoglio, non nascondono lo stesso tipo di passione di Cat Power, nè lo slancio melodrammatico di una Shannon Wright: la si accosta più facilmente ad una Julie Doiron e ad una Nina Nastasia, per delicatezza compostiva, ripugnanza dell'eccesso mediatico e dell'emozione facile oppure ad un Ben Gibbard per qualità della scrittura e gusto dell'arrangiamento lineare ma efficace.
In ogni caso Year of Meteors, quarto disco della folkster di Seattle, non ha bisogno di troppe parole: è un lavoro finito, che si auto-racconta nel segno di una grande esaustività tematica e narrativa. E' il resoconto di un viaggio e forse di un amore, che prende di volta in volta la sembianza di molti luoghi e di molti volti. Non importa realmente che si tratti di Parigi (Parisian Dream), di un groviglio di grotte interiori/attuali (la dolcissima Speluking) o di un cielo stellato guardato da un punto qualsiasi del globo (Galaxies). Non è neppure realmente importante immaginare i soggetti di ognuna delle canzoni, finite e conchiuse come novelle brevi: si tratta semplicemente di un "qualcuno" al plurale, identità sfumate di cui si vuole o non c'è nulla da rivelare (Secret Someones). Anche perché quello che conta, tutto sommato, è che a quei "qualcuno" sia sempre offerta la possibilità di fondersi ai colori dell' acque (Lakeswimming o Cool Water) e della terra (Magnetized).

Laura Veirs riesce a farsi notare nel buio di un genere tutto sommato ultra-inflazionato. E forse non è un caso che Year of Meteors, disco di genere e nel genere, abbia qualcos'altro, qualcosa in più rispetto alle consuete, numerose uscite della molte alt-folkers che popolano le case discografiche. Si direbbe che le immagini che è capace di disegnare lo ancorino alla terra, lo rendano pesante e brillante come un minerale raro in cui si inciampa per caso.

(7.5/10)

Scheda: Laura Veirs

Pubblicazione: 01 Settembre 2005

File under: Folk Pop

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Marina Pierri (Album 2005)

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