Un debutto discografico è quasi sempre accompagnato da una certa ansia, da grandi aspettative e da una crescente e spasmodica dose di curiosità, soprattutto se corredato di presentazioni esaltanti e commenti lusinghieri... ma quante di queste parole spese corrispondo poi a verità? Poche, veramente poche. Ci ritroviamo così sommersi da promettenti next big things che alla fine si rivelano solo un buon prodotto di passaggio. Dischi ”carini”, ben fatti, ma che niente aggiungono o tolgono a quanto già sentito, in cui manca il quid che spiazzi e che costringa quasi ad un ascolto ripetuto e attento. Insomma, dischi che filano lisci come l’olio. Come fila Radar, nonchè la storia di Kelly De Martino. Cantautrice losangelina e pianista per vocazione, dopo aver girovagato per l’America con diverse formazioni (Slim and Minnow, JC Hopkins, Majorie Fair, senza dimenticare il suo gruppo Minnow), nel 2003 vola a Parigi e incontra il suo futuro produttore Dominique Depret, che aiuta Kelly ad accasarsi presso la piccola etichetta indipendente Le Village Vert.
Nel giro di otto settimane l’album viene realizzato e confezionato. E i nomi fatti per descriverlo sono tanti: dagli Eels a Rickie Lee Jones, passando per Vincent Gallo, Joni Mitchell e addirittura Nora Jones (sarà perchè distribuito in Europa dalla Blue Note?). È chiaro che l’ambito di appartenenza è il folk intimista e personale, fatto di storie di vita comuni, di relazioni (amorose o di amicizia) rotte e ricostruite, di lacrime e di sorrisi, di introspezione. Temi e atmosfere che seguono perfettamente le pastose linee vocali e melodiche di queste dieci tracce, in cui si scorge il piglio sensuale di una Cat Power (il canto mugugnato di Bumblebees e della title track, su contrappunti di chitarra, wurlitzer e leggere folate di archi), l’esilità distorta di una Hope Sandoval (la pungente coda di Can’t Come See Me e i fiati stralunati di Please Don’t Call Me), la carezzevole malinconia di una Lisa Germano (l’eco cristallino di Saddest Song e Roxie Parrott). Richiami e, naturalmente, doti di notevole spessore, ma ciò che manca è proprio la soffocante morbosità di Cat Power, l’acida inquietudine di Hope Sandoval, la drammatica contorsione di Lisa Germano, ossia il quid che ipnotizza e colpisce dal primo ascolto. Radar purtroppo non riesce ad affondare il colpo. In fin dei conti è un bel dischetto, ma talmente innocuo da non destare attenzione neanche una volta finito di suonare.
(6.0/10)
Scheda: Kelly De Martino
Pubblicazione: 01 Gennaio 2005
File under: Pop
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