Al primo ascolto di Not On Top degli Herman Düne viene subito da pensare ad un Dylan resuscitato. Pensiero bizzarro, ma sufficientemente veritiero. Quando poi si scopre che i fratelli Andrè e David-Ivar sono svedesi e il (nuovo) batterista Neman è svizzero, allora tutto diventa ancora più bizzarro. Dei nordici purosangue che suonano il country-folk di Johnny Cash o Neil Young risultando tanto credibili da essere confusi (per un attimo) con gli originali americani. Curioso anche che il trio si sia stabilito da qualche tempo a Parigi, che per questa sesta prova in studio abbia accolto tra le sue fila una donna (la canadese Julie Doiron, già membro degli Eric’s Trip) come bassista e corista, e che l’album sia stato registrato a Leeds tutto rigorosamente in mono. Questo perché, citando David-Ivar, “se stai cucinando e lo stereo è nella stanza accanto, quante possibilità hai di trovarti giusto al centro tra le due casse?”. Un pensiero succinto, ma efficace in linea con l’essenzialità della loro proposta.
Personaggi atipici dunque, quanto tipico è in realtà il loro suono. In queste quindici tracce scorre la strada che unisce il già citato Dylan (Little Wounds con il suo fare stradaiolo) ai Songs:Ohia (per la presenza femminile nel country di Walk, Don’t Run e nella ballata d’altri tempi Slow Century, come un duo Molina /Benford senza pathos), i Silver Jews (il mood scanzonato di This Will Never Happen, la texana You Could Be A Model Goodbye e la traballante Seven Cities) alla sghemba estetica lo-fi di Oldham e Barlow (il drumming tribale di Good For No One e la granulosità elettrica di Eleven Stones). Riferimenti precisi, palpabili, quasi una dichiarazione d’amore del trio nei confronti di questi autori e delle loro sonorità, che passa attraverso il canto ai limiti di uno stonato controtempo, con una Silverstone sempre in primo piano accompagnata da una sezione ritmica decisa e compatta.
Nonostante un certo brio nella scrittura (necessario, d’altronde, per poter collezionare la bellezza di 400 canzoni, come narra la leggenda), gli Herman Düne rimangono intrappolati in un tempo e luogo che giovani orecchie e nostalgici potranno apprezzare, ma che risultano fin troppo riconoscibili per chi, quel tempo e quel luogo, li ha già attraversati.
(5.8/10)
Scheda: Herman Düne
Pubblicazione: 01 Aprile 2005
File under: Folk Pop
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