Recensione
Fires In Distant Buildings Gravenhurst
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Pop Voti redazione e staff

Gravenhurst

Fires In Distant Buildings

Warp Records

Nick Talbot, leader del trio Gravenhurst, sarebbe un ragazzo qualunque se non fosse per un certo indiscutibile talento di alt-folker e per un'insana attrazione verso il lato oscuro dei sentimenti umani. Non gli si può negare di avere una poetica molto precisa, un insieme di temi privilegiati e sviluppati sul filo del rasoio di una affettività/sensibilità morbosa e irrisolta.

La sua discografia è minuta, ma di valore: dapprima, meno che ventenne, Talbot fonda una piccola casa discografica (la Silent Age Records) a Bristol, città da cui proviene. Nel 2003 fa uscire il suo primo lavoro, Flashlight Seasons. Un anno dopo, ingaggiato dalla illustre Warp Records nonostante una sostanziale divergenza di genere rispetto al roster dell'etichetta, pubblica uno stupendo Ep noir-folk, che va sotto il nome di Blackholes In The Sand e che gli vale una certa attenzione.
All'alba della terza ed ultima uscita dei Gravehurst, Fires In Distant Buildings, la scrittura di Nick non appare sostanzialmente modificata rispetto agli album precedenti. È solida, intensa, grandguignolesca e dolente come e più di sempre. Al centro del mondo della band e del suo giovane leader ci sono ancora una volta le circostanze scomode dello stupro, dell'assassinio, del suicidio: argomenti tabù che avvolgono nel buio tutti e tre i dischi, facendo di canzoni d'eccezione come la cover di Diane degli Hüsker Dü oppure le autografe Emily o Blackholes In The Sand (tutte presenti nell'omonimo eppì) delle autentiche "murder ballads" tra Nick Cave e Nick Drake, artisti con cui Talbot condivide, evidentemente, più del nome di battesimo. Le nuove Nicole e Cities Beneath The Sea, l'autolesionista Animals o la eccellente The Velvet Cell - quest'ultima appena meno folk del solito - non suonano meno minacciose.
Nick Talbot è un artista eclettico del calibro di Arrington de Dionyso, che pure per molti versi ricorda, e dando tempo al tempo si farà certamente notare per personalità e doti compositive. Per il momento, contratto per Warp nonostante, l'occhialuto fondatore dei Gravenhurst rimanda allo stereotipo del ragazzo seduto nella propria classe, dietro il proprio banco; quell'adolescente cupo che disegna teste mozzate mentre l'insegnante è voltata verso la lavagna, quello ingaggiato senza esitazioni nella triplice lotta contro i suoi ormoni, i suoi fantasmi ed il mondo torbido e sbagliato. Non è sicuro che ci piacerà vederlo risolversi, venire a patti con la sua paura, diventare adulto. Perciò, per ora, non resta che godere delle sue prolifiche storture.

(7.2/10)

Scheda: Gravenhurst

Pubblicazione: 01 Febbraio 2005

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Marina Pierri
Marina Pierri (Album 2005)

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