Recensione
Une Saison Volée Françoiz Breut
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Canzone Francese Voti redazione e staff

Françoiz Breut

Une Saison Volée

Bella Union

Une Saison Volée, una stagione rubata o potremmo dire, per esprimere meglio il senso di questo nuovo album di Françoiz Breut, una stagione “presa in prestito”.

Certamente il fascino di queste 15 tracce è rappresentato da numerosi rimandi al passato, sia nelle melodie, sia negli strumenti utilizzati.

Quando parlo di passato alludo soprattutto ad una sorta di velo creato dal tempo, una sovrapposizione di texture che dà spessore alle composizioni, rendendole morbide ma compatte, e ispirando un certo senso di accoglienza e sicurezza.

Le stagioni da cui si attinge non sono solo identificabili con una lontananza temporale, ma anche territoriale, linguistica ed infine umorale.

I sentimenti - talvolta melanconici, talvolta energici - percorrono l’album come se si trattasse di un pezzo di terra segnato da vari confini e soggetto ai cambiamenti del giorno e della notte, come un microcosmo dove ogni canzone porta con sé il senso ambiguo delle frontiere.

Une Saison Volée è il terzo album della cantante francese, attiva già dalla metà degli anni Novanta, dopo esperienze professionali e private in continua evoluzione (l’esordio con Dominique A., Calexico, Kat Onoma). Françoiz si affida alla scrittura di molteplici autori e arrangiatori, che compongono per lei brani originali e rivisitazioni di classici, come la bellissima interpretazione, trascinata ed ipnotica, di La Premiere Bonheur Du Jour , resa all’epoca famosa da Françoise Hardy.

L’estrema varietà di collaboratori, molti dei quali non nuovi alla voce di Françoiz, ha portato ad una analoga diversità di suoni, di scritture e di lingue utilizzate. Sono infatti presenti nell’album brani in francese come in inglese, spagnolo e italiano, tutti accomunati da quel suo modo particolarissimo di cantare, che rende irrilevante qualsiasi diversità - per così dire - spazio temporale. Grazie al suo utilizzo della voce, quasi fosse uno strumento, anzi uno “strumento per parlare”, il senso delle frasi che canta ne guadagna, rimanendo comunque secondario al loro suono.

Françoiz, oltre che cantante, è una eccellente disegnatrice con un taglio quasi infantile; al disegno si dedica quanto, se non forse più che alla musica, ed è per questo che le sue capacità evocative, sviluppate con l’attività di illustratrice, sono sempre molto evidenti nelle sue interpretazioni canore. Infatti, pur non essendo autrice dei brani che canta, Françoiz li interpreta proprio come se fosse farina del suo sacco, con la disinvoltura ed il coinvolgimento propri di chi parla di qualcosa di personale. Sembrerebbe che persino il tono della sua voce sia mutuato dall’esercizio di raccontare favole (illustrate da lei) al suo unico figlio. Questo rende le sue interpretazioni intime e suadenti.

Une Saison Volée è un album che, pur facendo affidamento a strategie largamente collaudate nella musica che va dagli anni ’50 agli anni ’70, si mette in gioco nel tentativo di trascinare nel presente uno spirito assopito, nel rischio di mettere faccia a faccia diversi modi di pensare la musica e, infine, nell’osare l’azzeramento di quel tabù territoriale che sono i confini geografici.

Françoiz Breut è aldilà di tutto questo, e ad indicarlo è proprio il trasporto della sua interpretazione (vedi le bellissime La Certitude e Km 83), che trascina in un lunghissimo viaggio a mezz’aria senza trovare ostacoli.

Non è casuale che il suo talento - e quello delle persone di cui si circonda - abbia ormai abbattuto il limite della Francia, per andare ad incantare un altro continente grazie alla recente tournèe in Arizona, America, Terra.

(7.0/10)

Scheda: Françoiz Breut

Pubblicazione: 01 Ottobre 2005

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