Recensione
The Ayes Will Have It Finn
Cover image
indie pop Voti redazione e staff

Finn

The Ayes Will Have It

Sunday Service

Bookmark and Share Gallery

Alle periferie delle mappe pop del dopo Kid A, a Nord o forse ancora più a Nord, vicini al Polo, nascosti nei fiordi oppure nel fondo di una piscina abbandonata, brulicano miriadi di cantautori intimi e uggiosi, romantici e appartati. Un cuore elettronico è collegato alle sinapsi dei loro cervelli e di certe serialità, troppo comode e potenti: è troppo tardi per potersene disfare, per reincarnare un bios che non c'è più.

I circuiti vengono tuttavia addomesticati, certi smalti analogici emulati, come altrettanto accade per chitarre e violini, corde e archi al sapor del legno, degli alberi, dei boschi e di lì… ecco il dispiegarsi della neve, l'ovatta, la solitudine e la melanconia. Il mondo sintetico che sogna il reale, l'incontaminato. La Natura lontana dagli Uomini.

Dopo Sébastien Schuller, è il turno dell'amburghese Patrick Zimmer calpestare i bianchi sentieri e lasciare tracce sul terreno, e questo avviene a due anni di distanza dal gracile esordio Expose Yourself To Lower Education (2003) con il nuovo The Ayes Will Have It, che presenta risultati in tutto e per tutto similari al citato autore di Happiness. Perplessità dunque, ma anche bei momenti e naturalmente Radiohead e Sigur Ros come riferimenti principi che, anche in questo caso, animano una dialettica dalla fragranza maggiormente folky e/o cantautorale.

Si parte sospettosi. Con gli islandesi impressi nella mente è difficile rimanere estasiati dall'operner To-and Fro facendo magari finta d'essere vergini, di non aver mai ascoltato certe soluzioni canore e aperture in delicata lievitazione; come pure non ci vuol molto a tracciare linee ben poco oblique nelle armonizzazioni di Electrify che, seppur in insalata russa, rimandano dritte al gruppo di Yorke e alla diva della Cornovaglia Sir. Patrik Wolf.

Nelle studiate pose intimiste di A Computer Au Palais le lancette si posano sui Notwist, ma quel che è lecito aspettarsi a questo punto è che Zimmer calchi almeno una melodia, un arrangiamento che gli permetta di sopravvivere con quel minimo d'autonomia, fuori dai giochi a roulette della promozione e del marketing. E Speculate, Speculate - per voce, archi e arpeggio di chitarra - non sarà capolavoro, ma almeno specchio nel quale intravediamo più slancio che forma , maggiore centratura nell'evocazione che nelle vernici, come accade anche in No, I'm Not, l'unica in cui la voce del Nostro è scoperta e vibrante (un po' come piacerebbe al biondo Chris Martin).

L'omino fumetto in bianco e nero nel complesso fila, anche se i suoi tratti cominciano a convergere verso una funzione che va da qui al prossimo enfant prodige (indie) pop-tronico.

Non c'è mai stata democrazia nella distribuzione dei talenti. Il giocattolo si romperà

(6.2/10)

Scheda: Finn

Pubblicazione: 01 Settembre 2005

File under: indie pop

| Archivio
Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2005)

Rss
copertina pdf #91