Emiliana è cresciuta, riscoprendo il passato. Ha deciso di riappropriarsi del gusto di cantare e di rifarsi a quel vecchio cd di cover, registrato come regalo per i cinquant’anni del padre, che le ha fatto vendere qualcosa come 15.000 copie in Islanda. E’ tornata alle cose essenziali, nella vita come nella musica. Ha imbracciato una chitarra e ha iniziato a scrivere di sé, come stesse riempiendo le pagine del suo diario. Così ha dato forma a Fisherman’s Woman, secondo lavoro in studio a cinque anni di distanza da Love In The Time Of Science. Un disco, quest’ultimo, che le ha fatto piovere addosso paragoni da ogni dove con la conterranea Bjork. E in effetti, a quei tempi, le somiglianze tra le due erano palesi e forse anche un tantino imbarazzanti. Il suo debutto è infatti un tripudio di elettronica, una costola del trip hop alla Portishead, in cui la voce si modula e cristallizza sulla falsa riga del più noto folletto islandese. Un parallelo che si è fatto ancora più insistente dopo la sua partecipazione alla colonna sonora della trilogia tolkeniana con Gollum’s Song, subito smentito, in un certo senso, dalla hit radiofonica Slow, “regalata” a Kylie Minogue (l’avreste mai immaginato?). È passato del tempo ed Emiliana continua a sorprendere. Ancora una volta muta pelle e sceglie di utilizzare la forma canzone più classica, dai toni pacati e dalle movenze leggere.
Affonda i passi nella lancinante emotività di Nick Drake e la coglie a piene mani. Se ne adorna avidamente intingendola dei suoi colori, intessendo trame di infinita dolcezza acustica, piangendo un amore perduto (At Least It Was vola malinconica su un arpeggio tanto semplice quanto incantevole) per poi fantasticare sul suo ritorno (Sunnyroad). Volteggia sospesa per aria, tra le stratificazioni vocali e sonore di Nothing Brings Me Down, circondata da una nebbia che offusca, ma non copre. Una nebbia che, anzi, dona spessore ad ogni singola nota, illuminata ogni tanto dal bagliore di un pianoforte (Today Has Been Ok) o mossa da inaspettate spazzolate ritmiche (Nexttime Around). Sono paesaggi personali quelli in cui Emiliana cammina a piedi scalzi. Sono pregni del profumo fresco e pungente dell’erba appena bagnata dalla rugiada, a ridosso di un fiume o forse di un lago. Si siede sul pontile e canta, accompagnandosi con il suono della sei corde e il cigolare di una vecchia barca, lì attraccata (Lifesaver). E sono i suoi sogni a venire fuori, le sue speranze e disillusioni, sotto le spoglie di calde e struggenti liriche che danno risalto alla sua voce fanciullesca, ma al tempo matura e corposa. Con la stessa delicatezza di una foglia portata via dalla corrente, così lei si lascia andare al suo istinto, al suo desiderio di raccontarsi senza alcun pudore. Non ha paura di mostrarsi nel suo divenire, non ha paura di portare alla luce la sua indole cantautorale e d’immaginare un lieto fine per la sua storia, come nell’omonima Fisherman’s Woman che dura solo il tempo di un respiro.
L’ultimo, prima di chiudere gli occhi e regalarsi una sussurrata Serenade, di una rarefatta bellezza. Emiliana ha trovato la sua dimensione, a dispetto di quanti la consideravano una semplice, seppur talentuosa, emula di Bjork. E’ cresciuta, mantenendo intatta la sua ingenuità. La stessa che aveva in quel vecchio cd regalato al padre.
(7.5/10)
Scheda: Emiliana Torrini
Pubblicazione: 01 Gennaio 2005
File under: Folk
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