Essere cocciuti a volte aiuta, nel caso di Jeremy Barnes premia. Rimanendo focalizzato sulle suggestioni folk che lo avevano rapito nel precedente lavoro, il musicista di Albuquerque, dopo aver trascorso settimane tra Praga, New Messico e Inghilterra studiando strumenti e generi folcloristici con la passione di un etnomusicologo, approda, grazie soprattutto a una serie di bravi musicisti conosciuti (o contattati ad hoc) durante il percorso, alle undici tracce di questo Darkness At Noon. Con Dan Clucas (tromba), Mark Weaver della Kosmos Spoetzel Orchestra (tuba), la musicista kletzmer Heather Trost (canto, violino e pianoforte) e l'ex compagno di avventure Jeff Mangum (dei Neutral Milk Hotel), l’album, uscito a neppure un anno da A Hawk And A Hawksaw, è un discreto esempio di ensemble trans-folk-acustico “sporcato” – in post produzione – da sporadici inserti di field-recording, tape-loop e interventi minimal-tronici. L'aspetto live risulta dunque preminente e le influenze maggiormente calibrate e variegate: più che una girandola di feste francofone con l'occhio dell'avanguardista amatore (come accadeva nel debutto), Darkness At Noon è una vera e propria tournée di profumi e colori che va dall'America al Medio Oriente, tra piazze francesi, ceche, turche, israeliane, rumene e persino messicane.
Non manca neppure un certo piglio politico anti-Bush: Laughter In The Dark (in apertura), che si avvale di uno stereotipico momento precedente a una fatidica pistolettata morriconiana (ottenuta con un misto di musica mariachi e ritualistica), è basata su liriche spettrali estrapolate da un discorso del presidente americano, mentre, Portlandtown (la closing track) è una delle tipiche canzoni folk anti-militariste dei ’50 (era suonata al tempo da Woody Guthrie e Pete Seeger ndr.), nel mezzo c'è tutto il piacere dell'ascolto della kletzmer e del tracotante brio Goran Bregovich-iano di The Moon Under The Water e Wicky Pocky, delle arie dell'Est per violino di The Water Under The Moon, dei profumi ebraico-mediorientali di A Black And White Rainbow, delle intime melodie per piano, glockspiel, campanacci, theremin e flauto dedicate al filosofo Slavoj Zizek di For Zlavoj e delle splendide fanfare di Europa e Pastelka On The Train. Non sarà all’altezza dei Masada di Zorn (i famosi mix tra kletzmer e free-jazz), né tanto meno avrà la magia turco-zigana dell’Istambul Oriental Ensemble o la tracotanza di Bregovic, ma se continua in questa direzione Barnes potrebbe riservare delle sorprese. Per il momento quel che abbiamo è un buon album di (avant?)folk mediterraneo…
(6.3/10)
Scheda: A Hawk And A Hacksaw
Pubblicazione: 01 Aprile 2005
File under: Old Est Folk
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