Registrato a Samur in Francia, utilizzando una formazione improbabile comprendente un pollo, animali domestici e l'ausilio di vettovaglie varie - oltre a strumenti francofoni quali la fisarmonica e altri più classici come il pianoforte -, A Hawk And A Hawksaw - moniker dietro il quale si cela Jeremy Barnes, percussionista originario di Albuquerque (lo stesso paesino degli Shins), dal passato pop (Neural Milk Hotel) e non proprio pop (Bablicon) - rappresenta un ruffiano melting pot massimalista nel quale si mescolano folk e vetusti vezzi avanguardisti.
Irrimediabilmente lo-fi e senza dimenticare la bottiglia di vino sotto il letto (e il vecchio trip formato francobollo Luigi XIV), Barnes registra tredici brani strumentali in presa diretta, sottoponendoli successivamente al proverbiale multitraccia e al mixing.
Gli arrangiamenti strizzano l'occhio tanto ai maestri dell'orchestrazione (Kurt Weill, George Martin) quanto a quelli collagisti (Residents) a favore di uno streaming acido, agreste, stonato e imprevedibile.
Sono piccoli castelli armonici, gli episodi di quest'album, schegge che durano il tempo di un bicchiere di vino alla festa del raccolto: ogni trovata muore per lasciare spazio a un'altra, e brevi inframmezzi cacofonici rifiniscono gli spazi lasciati incustoditi; il tutto senza un attimo di respiro, stordendo l'ascoltatore attraverso un'incessante proliferazione di note ordinate e disordinate, rumori elettronici e concreti.
Sebbene l'ex Bablicon si diverta nel triturare folklore mediterraneo (principalmente di derivazione francese e memore del Fred Frith trans-etnico degli Ottanta) farcendolo con irriverenti strimpellate pianistiche (spesso tratte da colonne sonore di film muto) e siringando a piacimento minimalismo à la Glass (Maremaillette), canti da osteria bulgara (Cotton Woods), melodie acide di stampo lennoniano (A Hawk And A Hawksaw) e, perché no, sampeling à la Sergent Pepper e irrinunciabili carillon (All Along The Tide), A Hawk And A Hawksaw è un album carino e accattivante quanto fine a se stesso.
È dunque il solito divertissement del musicista giocherellone cacofonico-massimalista che confida nella fortuna …e non c'è da meravigliarsi, storicamente la ricevuta di ritorno garantita per questo tipo di operazioni è che l'ascolto distratto ne rileva ideuzze piacevoli, quisquilie facilmente scambiabili per prodotti della pazzia o parti spontanei dell'artista e così via …ma gigionate come queste sono boomerang affilati: più che una irresistibile corsa attraverso la piazza principale del paese dopo aver rubato la pagnotta dal fornaio, l'album rappresenta poco più di un sterile copia incolla di suggestioni stereotipate.
Non ci avventureremo nella descrizione dell'album traccia per traccia, la patetica rivisitazione di una Francia campestre e avvinazzata tutta fisarmonica e botti di spumante, di una Vecchia Europa che si consuma nelle colonne sonore di Chaplin, non ci piace affatto. Inevitabile la risibile immagine dell'entusiasta americano affamato di cultura, liberté e fraternité, in gita sulla Costa Azzurra dopo essersi armato di registratori audio e video al mercatino dell'usato di fronte a casa… Quanta nostalgia per gli istrionici Residents degli esordi, loro sì egregi maestri del collage!
(4.8/10)
Scheda: A Hawk And A Hacksaw
Pubblicazione: 01 Giugno 2004
File under: Old Est Folk
Abbonati al feed di Edoardo Bridda
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









