Recensione
Furrowed Brow Alexander Tucker
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avant folk Voti redazione e staff

Alexander Tucker

Furrowed Brow

ATP Recordings

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S'aggira imperterrito nella vecchia nebbia, Alexander Tucker. Ma non ditegli che è tutto un effetto speciale. Anche perché già lo sa. E' un caso strano. Molto strano. Guardate le copertine dei suoi dischi, da lui stesso disegnate: non sono tra le più ingenue e inquietanti reminiscenze gothic-psych in circolazione? Ingenua inquietudine: ci siamo quasi. Occorre aggiungere: consapevole e beffardella. Già. C'è questo viluppo di sensazioni che accompagna l'ascolto di Furrowed Brow, il sospetto incessante che in questo wall of sound caliginoso, instabile, cangiante, fatto con gli arpeggi ipnotici di chitarre acustiche ed elettriche giustapposte (diluite, scombiccherate), di fuzz striscianti, di vibrafono scanzonato, di psichedelia astratta & astrusa in sella a bordoni d'organo attoniti e clarinetto sdrucciolevole, di vocalizzi come perorazioni da sacerdote hip(pie) hop e cori fantasma in un rituale anfetaminico, il sospetto insomma che in questo muro denso, versicolore e inafferrabile si nasconda una specie di scherzo.

Un bello scherzo: prendi le peregrinazioni folk-jazz di Tim Buckley, immaginati una versione atavica della Beta Band, cattura l'alienazione avanguardista di un Cage e l'esoterismo blues-folk di certi Led Zep, frulla il tutto col fosco noise dei Bardo Pond, l'ubriacatura lucida di Devendra Banhart e la disarticolazione bucolica degli Incredible String Band, magari con un piccolo aiuto (questa è vera) di  Stephan O'Malley dei drone-metal Sunn O))... No. Siamo seri. Tutto ciò è affascinante, deliziosamente anacronistico, forbitamente alieno. Ma non è possibile crederci davvero. Alexander - buon per lui - deve essersi divertito tantissimo a fare un disco cui non è possibile concedere molto credito. Perché tutto si ferma sulla soglia dello pseudo-qualcosa: pseudo-psichedelia, pseudo-avanguardia, pseudo-post-rock, pseudo-alt-folk.

E' l'ora di smetterla di specchiarsi di spalle, Mr. Tucker. Abbiamo capito che sei bravo con le scenografie. Ora vai con la sostanza.

(5.9/10)

Pubblicazione: 01 Dicembre 2006

File under: avant folk

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