Gente assai attiva e di larghe vedute, Jennifer Charles e Oren Bloedow, coppia che da sempre è il fulcro degli Elysian Fields: oltre ad aver pubblicato un discreto gruzzolo di lp in tre lustri, vantano collaborazioni con Hal Willner, John Zorn e Marc Ribot e, tra i tanti, hanno trafficato con Dan Nakamura e Mike Patton. Si sono concessi il lusso di progetti multimediali nell’ambito della pittura, della fotografia e del cinema com’è tipico di chi bazzica la scena “avant” newyorchese. Il tutto senza il minimo appoggio di una multinazionale: anzi, fu la proprio la Universal a licenziarli dopo un solo lp, causa scarse vendite e un suono giudicato troppo aspro.
Ecco, chissà che ora quel bel personaggio dietro a una scrivania che fu responsabile della loro cacciata non abbia perso il lavoro: se lo meriterebbe. Come Elysian Fields meritano ammirazione anche solo per aver tenuto botta, tornando nell’alveo “indie” a far dischi rigogliosi come questo The Afterlife. Musica sottovoce, la loro, tuttavia più rumorosa di tante altre se per rumore intendete quello prodotto dalle idee, da un approccio colto però non spocchioso o cerebrale. Si vola alto con un ricercato folk-rock dalle atmosfere avvolgenti spesso bagnate di jazz e cabaret, senza bruciarsi le ali con le mezze tinte e i chiaroscuri. Occorre soltanto concedere a questi quaranta minuti un ascolto in più del solito, magari staccando la spina dalle frenesie quotidiane. Con garbo lo spazio sarà conquistato da How We Die (Fiona Apple sospesa e inquieta sciolta in moderato crescendo black), da Where We Can Go But Nowhere e Someone (catatonici acquerelli da Mazzy Star urbani con in squadra P.J. Harvey), da Turn Me On (obliquo jazz in stile Knitting Factory in lynchiane visioni) e Only For Tonight (corda tesa tutta sapori latini e seduzione da night club.)
Ancora, spetta al trittico finale far cedere definitivamente le armi, sciogliendo la dichiarazione di sentimenti sopra tasti sublimi The Moment e il traslucido folk da camera Night Melody Of The Pull nel commiato in duetto tra Jennifer e Charles Ashes In Winter Light. Per capirci: i giovani Tindersticks e dei Walkabouts morbidi sulle orme di Cohen e della Warnes, in testa i Rachel’s di un decennio fa. Modo migliore di chiudere un disco non poteva esserci da parte di artisti con spiccata intelligenza, spalle larghe e tenacia non comune. Da amare e premiare come si confà ai gruppi di talento, pertanto così sia.
(7.4/10)
Scheda: Elysian Fields
Pubblicazione: 10 Aprile 2007
File under: post folk-rock
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