Un quarto di secolo rock sintetizzato in 250 canzoni che l’eccessivo Bobby Conn ha suonato in sette piccoli anni della sua carriera. Pezzi di garage’n’roll selezionati per compilare un primo volume che strizza l’orecchio ai seventies, in modo particolare ai Television di Tom Verlaine con una spruzzatina di Bowie e del compianto Jeffrey Lee Pierce. Rocker di razza, anche per i trascorsi di droga pesante e di agitatore punk, Bobby dispensa autentica professionalità artistica e misura compositiva da vecchia guardia, sebbene la sua non vetusta creatività lo rinverdisce dei suoni anarchici ed irriverenti della grande epopea wave. La confezione live è eccellente, tra funk alieno, psichedelia, hard’n’blues canzonettaro, geometrie frippiane senza disdegnare i cari wah wah hendrixiani. La potenza, il canto lucido, la passione e la grinta fa impallidire quando, salendo in cattedra, svergogna le smielature post rock così spesso maldestramente strimpellate da imberbi pseudotalenti. Come altre classiche intelligenze disadattive (penso ad esempio a Rob Younger dei New Christs), Bobby ha patito il miserabile ghigno di giovanissimi gruppi che, durante l’era della maturità del rock, hanno carpito un effimero successo al primo colpo, esanguando l’intera vena punk di tutti i continenti. Non è un caso se l’attuale scena neogarage nutre profondo rispetto per l’incontrastato carisma di Rob e di Bobby. La presenza di evergreen come Winners, We came in Peace (anche in versione videoclip) e No Revolution rende il dischetto abbastanza indispensabile per chi non conoscesse il nostro. Il trentasettenne protagonista delle irriverenti, martellanti, serate antibushiane, trattate con acuta lucidità filosofica e radicale opposizione all’effimero mondo dell’apparenze che disarticola i cervelli degli americani, getta uno sguardo ironico ed esiziale assieme sulla società contemporanea. Intense high-powered rock’n’roll melodiche canzoni che hanno il vantaggio di suonare assai diversamente che in studio, nette da sovraincisioni, arrangiamenti, editing, mixing etc. Pura grinta: al diavolo horn sections, modular synths, string ensambles e cagate varie. Plutonio allo stato puro, ed il plutonio decade in 100mila anni!
(7.2/10)
Scheda: Bobby Conn
Pubblicazione: 01 Maggio 2005
File under: Passatist Rock
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