Recensione
Self Titled August Born
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Avant Folk Voti redazione e staff

August Born

Self Titled

Drag City

Curioso e decisamente agli estremi di un’ipotetica gaussiana che preveda un’estetica esoterico-folkeggiante in ascissa, assieme ad una modulazione vocalistico-strumentale in ordinata, il duo, composto da Ben Chasny dei Six Organs of Admittance ed il batterista giapponese Hiroyuki Usui, esordisce con un album totalmente radicato nelle meraviglie digitali, dove partiture incomplete trovano parziale solennità nell’associazione sonora che il lavoro propone, filosoficamente.

Lo sciame ne risulta biforcato, bifronte, un sodalizio tra teste d’altrove, freakettone ma underground, eclettico e sinusoide. Vengono in mente i Can più disarticoli, venati dal blues sequenziale sostanziato da un non comune spirito metalinguistico. I due compositori non parlano neppure la stessa lingua, eppure la multistrumentazione messa in gioco è costruita su tempi spuri ma non dispari, dove feedback e percussioni accompagnano il tratto distintivo del fingerpicking di Chasny. L’arte di Usui è tuttavia concretata dall’appartenenza al blues delle origini, sacrale e terrestre, tale da ispirare sinergicamente il talento del chitarrista antistante.

Birds & Sun & Clay suona un outtake degli Organ’s mentre Song Of The Dead è una schermaglia d’idee, un cucito di silenzi senza evoluzione. La simbiosi arriva in More Dead Bird Blues, quando la voce incantata frantuma una chitarra scheletrica ancheggiante su tamburi ipnotizzati. In A Lot Like You e You Will Be Warm l’osmosi diviene empatia, le riflessioni non distinguono lo specchiarsi dei due musicisti e l’album chiude con il mutualismo di una gemma psichedelica.

August Born paluda l’idea artistica mediante il concetto di “non traducibilità fortuita” col quale, sebbene entrambi le parti non intendano cosa segnali l’altra, la musica che casualmente scaturisce dalla sfida pretende di redimersi in una qualche direzione. La meditazione acid folk lascia spazio a frammenti di gradualismo minimale che, ansiosamente, torna sui passi dell’estremismo, solennemente incantato nel tentativo di agganciare una perfezione stilistica. È un album importante, magnifico… forse tra i migliori dell’anno, trascendente, infernale e celestiale. Ogni nota appare un meanwhile di una medium visionaria, anticipatrice, divinatoria. Probabilmente un masterpiece, se non allignasse tra i neofiti...

(7.3/10)

Scheda: August Born

Pubblicazione: 01 Agosto 2005

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Antonio Amodei
Antonio Amodei (Album 2005)

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