Recensione
Curse of the Longest Day EP 31Knots
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Indie rock Voti redazione e staff

31Knots

Curse of the Longest Day EP

Polyvinyl Records

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Migliorano a vista d’occhio i 31 Knots che dopo essere partiti come gruppo math-rock con qualche velleità melodica si sono via via trasformati in un gruppo indie-rock a tutti gli effetti. E non stupisce quindi che con la crescita del loro potenziale catchy e pop la Polyvinyl ci abbia messo gli occhi sopra. Prima dell’album intero allora quale migliore occasione per ristampare un EP uscito l’anno scorso solo per il mercato giapponese? Lasciatisi alle spalle etichette dignitose e le vecchie compagnie di Portland, nell’Oregon (i concittadini The Planet The, con cui comunque condividono ancora il palco) il gruppo di Jay Pellicci sembra essere pronto per il salto, piccolo o grande che sia.

Del resto lo stesso Jay ha accumulato l’esperienza necessaria nei Deerhoof, Dilute e Natural Dreamers, e l’idea di mischiare l’art-rock con qualcosa di più accessibile non è più tanto balzana, e senza concretizzarsi più in nessun esercizio di stile come talora era accaduto in passato. Alla fine il risultato non è poi così distante dai gruppi post-punk di oggi che oltre alla trama strumentale pensano anche a essere orecchiabili il giusto, anche se ai 31 Knots piace mischiare le carte in tavola: canzoni come The Corpse and the Carcass e Coward With Claws si mascherano dietro un pop barocco pronto a esplodere in qualcosa di più affilato. Niente ritmi ballabili, solo i dischi di King Crimson e Wire impilati sullo stesso scaffale.

(6.8/10)

Scheda: 31Knots

Pubblicazione: 01 Luglio 2005

File under: Indie rock

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Roberto Canella
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