Ok, a questo punto Richard Swift è a tutti gli effetti un caso. Anche col qui presente The Atlantic Ocean mette in mostra un talento non comune, prestandosi stavolta alla fregola soul-errebì venata vaudeville come potrebbe un figlioccio segreto di Randy Newman. Sembra quasi che dopo la sventagliata polimorfa di Dressed Up For The Letdown (2007) il Nostro voglia mettersi alla prova in territori più specifici, siano le alambiccate escrescenze electro ambient di Music from the Films of Richard Swift (Secretly Canadian, 2008) col moniker Instruments Of Science And Technology, siano i ruggiti garage-blues di stampo sixties sciorinati in As Onasis (2008). Se quelli ti lasciavano col dubbio che il tipo più che altro ci menasse per il naso, scordandosi quel quid che rende l'espressione trascinante (a meno che non intendesse mettere se stesso - il divenire dell'uomo dell'artista - al centro della questione, e allora sticazzi), qui a dire il vero viene fuori un qualcosa d'accorato, il gioco s'increspa di sbrigliatezze e struggimenti che fanno presa, cui ti vien voglia di credere malgrado si presentino spesso incorniciati tra ghirigori sintetici e folate robotiche che li contagiano di una inconfondibile aura post-moderna.
Appunto: il caso è tutt'altro che risolto. Il buon Richard non è uno da palpitazioni del tutto autentiche. Ovvero, in lui la rappresentazione è una materia su cui occorre sempre ponderare, un pedaggio che paghi sapendo che ne avrai in cambio di belle e buone. Però, in qeusto caso, come dicevo, ci sono anche le canzoni. E c'è da goderne: col rag floscio e le fughe oniriche di Ballad Of Old What's His Name (più o meno la Band colta da estasi Beatles), col soul carburato power pop di Lady Luck (all'insegna di cuore e immediatezza come Kravitz ha smarrito da un secolo), con la marcetta garrula di Hallelujah, Goodnight! (un Badly Drawn Boy strattonato Capossela? Massì...), con l'ipotesi glam civettuola e androide di The First Time (il Jim O'Rourke più gaio in fregola Bolan) e una title track che appunto scomoda piglio errebì-vaudeville virato post-wave da Randy Newman cibernetico.
Quindi: stai a vedere che col suo cazzeggiare metastilistico Swift alla fine ha imboccato la strada giusta. Oppure: figurati se al prossimo giro non butta di nuovo tutto all'aria. Ergo: godiamoci questa delicatessen, e più non dimandiamo.
(7.0/10)
Scheda: Richard Swift
Pubblicazione: 27 Aprile 2009
File under: soul pop rock
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