Recensione
The Truth Doesn't Matter Nikki Sudden
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indie hero Voti redazione e staff

Nikki Sudden

The Truth Doesn't Matter

Secretly Canadian

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Esisteva un solo tono che mai avremmo voluto adoperare per un nuovo disco di Nikki Sudden. Invece, siccome la vita è quel che è e ognuno l’aggettivi come gli pare, tocca esprimersi con l'epitaffio verso un artista che rappresentava l’epitome dell’eroe di culto. Mai un successo, mai poco più di un onesto (soprav)vivere con formazioni eccelse come Swell Maps e Jacobites e capolavori a suo nome. Chissà se gli importava davvero di raggiungerla, un po’ di fama, nel suo tenace identificare arte e vissuto. Da adesso in poi, comunque, è una questione di poco o nessun conto, cancellata da una verità dolorosa che va contro al titolo stesso del disco e conta eccome. Artigiano onesto e schietto come ne nascono raramente, Sudden ha tenacemente inseguito e trovato un’identità nelle scie di Dylan e Young, andando nel frattempo dietro agli Stones migliori (tra Sessanta e primi Settanta, cioè) e al glam raffinato di Faces e Bolan, come dimostra qui il brio potente di Don't Break My Soul.

Storie, le sue, raccontate attraverso ballate sofferte e rock devastati oppure scintillanti, intrisi di una malinconia inequivocabilmente britannica anche se le sonorità giungevano spesso da oltreoceano. Scavava nei miti folk e nella letteratura, costui, dimostrando che non di rado - e gli esempi nella storia del rock “da strada” abbondano - sotto l’apparenza maledetta c’è di più e basta saperlo afferrare. Esempi del valore della penna di Nikki, su The Truth Doesn't Matter, se ne trovano come al solito e nonostante qualche perdonabile ridondanza: ad esempio il commovente calco spectoriano The Ballad Of Johnny And Marianne e la disco-glam ruffianamente disinvolta Seven Miles, gli echi da “Rolling Thunder Revue” di Green Shield Stamps e il Neil Young avvolto da mesti lustrini in Jet Star Groove.

Ecco com’è allora questo lp: il più delle volte buono, giacché cose scarse Sudden non ne ha fatte mai e men che meno disoneste, ma il voto qui - sappiatelo - compare per mera deontologia. Come per ogni opera postuma, infatti, altre sono le ragioni che attraggono o allontanano a seconda dell’attitudine di ognuno, in entrambi i casi pienamente giustificata. Ci si pensa su per un minuto che pare infinito, durante il quale giudizi e dissertazioni analitiche volano dalla finestra e le ultime parole di un uomo rimbombano nella testa. A fine ascolto ci sentiamo un po’ più invecchiati e, allo stesso tempo, meno soli nel ricordo.

(7.0/10)

Scheda: Nikki Sudden

Pubblicazione: 01 Ottobre 2006

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