Recensione
Ultimi attimi (P)neumatica
Cover image
rock Voti redazione e staff

(P)neumatica

Ultimi attimi

Desvelos

Gli (P)neumatica condividono la produzione artistica del loro secondo album con Giorgio Canali. Peccato però che di questo loro (probabile) mentore non abbiano l’urgenza laconica, il cinismo sferzante, l’asciuttezza insidiosa. Ok, occorre fare i conti con l’età, impossibile chiedere a dei giovani per quanto ruspanti quelle doti che solo un vissuto logorante e formidabile, coi sogni sistematicamente triturati e i mostri sotto il letto, può elargire. Però dai giovani ci si attenderebbe almeno quell’abbandono totale, quel precipitare un po’ angelico un po’ demoniaco, quel cavalcare il bolide come un martire sbruffone, insomma l’istinto sempre davanti al calcolo a domare ogni eventuale impegno. E se una posa deve essere, che se ne faccia quantomeno apoteosi. Invece, questi quattro ragazzi da Cagliari ci mettono impegno con lodevole impegno, congetturano testi mai banali, spendono rabbia e parossismo, teatralità e ossessione, salvo poi guardare ad un rock mordace vorrei-essere-Sonic Youth strinato di sincopi e spigoli funk, cui tentano di adattare il fagotto delle buone intenzioni. Inutilmente. O quasi.

Infatti, se escludiamo la cupa ebbrezza di Percorso (valzer blues debitore della beatlesiana I want you she's so heavy, le chitarre che si aggirano in un vicolo velenoso), l’afflato insidioso de Il mio compleanno (vaghe insidie psych watersiane, uno scivolare letterario Marlene Kuntz) e massì il curioso patchwork stilistico di Nuda dentro (strofe wave come un allarme ibrido Psychedelic Furs/Rem, il chorus è schietta espettorazione Afterhours), il programma è una carrellata di velleità e piccole catastrofi. Se non ci pensa la disarmante piattezza di un ritornello a rovinare la portata (vedi Senza ombra o Atti di me), è un assolo inutile (Good bye Charlie!) o un’interpretazione vocale scadente (Labbranere), e a poco valgono certe ideuzze intriganti, che sia una chitarrina John Frusciante o una disputa Fluxus o un denso caracollare Thalia Zedek.

I testi, dicevamo: provate a leggere quello di A-strato, senza musica intendo, e vi accorgerete quanto funzioni bene con la sua angoscia strisciante indigerita. Peccato che finisca per inciampare tra galoppi post-core e strofe funkeggianti, imbolsendo e imbolsendosi. D’altro canto, segnali di vita come La velocità del tempo, seppur eccessivamente derivativi, lasciano aperto qualche spiraglio per il futuro. Consiglierei un nutritivo time out, e ritentare.

(5.6/10)

Scheda: (P)neumatica

Pubblicazione: 01 Dicembre 2005

File under: rock

| Archivio
Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2005)

Rss
copertina pdf #91