Non lo definirei un ascolto coinvolgente. Anzi. Perlopiù scorre via come acquetta colorata. Quasi non ci fai caso e - oplà - non c'è più. Eppure, continuo ad ascoltare. Così amichevole, ma così distante. Distante dall'idea che il pop, per quanto divertente/spensierato, debba portare i segni del travaglio (essendo l'espressione sempre e comunque soggetta ai processi di nascita, come qualsiasi creaturina viva). Un'idea che comporterebbe l'immediata archiviazione di questo Jaz. Ma anche un'idea del cazzo, a ben vedere. E infatti - oplà - altro giro altra corsa col pop dei Dirotta su Cuba. Che non mi fa impazzire, che non mi sposta di parecchio l'umore, però piacevolmente mi distrae, mi coccola a furia di exotic-mambo dolciastri e sbruffoncelli, di jungle-jazz adrenalinizzati James Bond, di soul-funk dal groove gommoso, di tropicalismi vaghi e svagati... Ci sono queste melodie semplici, immediate, conformi ad un design vivace che non ammette pieghe o sbavature. Sembrano superfici che quasi puoi toccare, sensazione tattile levigata, da polimero inscalfibile, eternamente tiepido, impermeabile. Tutto ciò può suonare artificioso, invece è la logica conseguenza di un gioco giocato nel pieno rispetto delle regole, imposte dagli stessi giocatori. Lo stesso potrei dire di Marquica, o meglio della sua voce, da sirena vamp, da side-woman flessuosa, da club fumettistico/cinematico, meno torbida che morbida, più squillante che eccitante.
Ma a convincermi è soprattutto la folta leggerezza delle orchestrazioni, nelle quali convivono tastiere calligrafiche e globuli elettronici, trombe diafane (virtuali?) e sax starnazzanti (reali), ulteriori ottoni e fatui legni (a cura della Fantomatik Orchestra), acide svirgolate di hammond e tremolanti sgocciolii di Rodhes, eppoi inusitati miasmi western, bassi elastici e corposi, cori ora imprendibili ora impellenti tipo Sly e famiglia di pietra... Il coktail viene servito con una certa disinvoltura, scende in gola come potrebbe un moderno Carosone passato al setaccio Art of Noise. Fidando tantissimo sulla guarnizione, ovverosia la confezione: i pastelli very stylish, la complessa rilegatura, le fincature morbide, credits a profusione, ogni pagina una sorpresa, persino il dischetto stampato a mo' di vinile, insomma se non è il package più sfizioso della storia poco ci manca. Il che sposta il discorso altrove, più o meno sul punto della questione: che Jaz vada cioè trattato al modo di una strepitosa idea regalo, gradevole per chiunque spiacevole per nessuno, irresistibilmente generica nella sua ricercatezza, irreprensibilmente potabile e trendy. Natale è alle porte. Pensateci.
(6.2/10)
Scheda: Dirotta Su Cuba
Pubblicazione: 01 Dicembre 2005
File under: soul jazz
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