Recensione
Prairie Wind Neil Young
Cover image
country rock Voti redazione e staff

Neil Young

Prairie Wind

Warner Music Group

Bookmark and Share Gallery

Non gli perdoneremo mai d'aver fatto dischi tanto belli che ci hanno cambiato così tanto la vita. E’ forse per questo che It’s a dream – toccante ballata a base di piano e voce con sfondo d’archi e slide – ci sembra solo una canzone malinconica come tante? In parte, sì. D’altra parte, però, c’è un senso d’inevitabile nella lunga vicenda artistica di Neil Young, da oltre quaranta anni alle prese con un folk-rock che s’immischia di blues e psichedelia, di tradizione e delirio. C’è che quel giovanotto di tanto tempo fa aveva lo sguardo ficcato nell’orizzonte senza quiete dei sixties, era schiacciato da una visione assieme apollinea ed apocalittica della Natura, dal modo in cui vedeva la passione manifestarsi negli uomini (insensata, febbrile, cieca). Quel ragazzo, con tutto il suo essere epilettico e allucinato (e intossicato), con la sua folle sensibilità, era capace di creare quadretti magici e terribili, appesi ad uno smarrimento senza requie, indifesi – sì, indifesi – nella stretta tra cuore e Storia, tra cuore e Destino, tra cuore e Uomini. Poi il ragazzo è cresciuto, ed è stato altro: il cugino campagnolo tra fienili e falò, il fratello maggiore con la ruggine che gli divora l’anima, lo zio saggio del punk-rock…

Ok, è stato molte cose, il vecchio Neil. Il quale non ha saputo – nessuno può fargliene una colpa - scampare alla condanna della maturazione prima e della senilità poi. E neppure – ahilui - evitare l’oltraggio di un pericoloso aneurisma, nel marzo scorso. Oggi, con la chioma incanutita e senza governo, le spalle più curve e larghe, lo sguardo aguzzo e nero, deve fare i conti con un orizzonte – se non più chiaro – più breve, e in ogni caso meno spaventoso, perché si finisce per accettare ogni insidia, per digerire i lutti (il padre Scott è morto nel giugno scorso) e i misteri. Questo è il punto: Neil Young, oggi, accetta che le proprie emozioni si compiano, si esauriscano, si esaudiscano. Non le lascia sospese su sfondi indecifrabili  - incubi di meraviglie minacciose - come accadeva in After the goldrush e On the beach. Ci mette il punto, con mestiere quasi compiaciuto, come farebbe un folk-rocker qualsiasi. Magari è ancora capace di belle intuizioni, ma ce le consegna potabili, e quindi banalizzate. Ecco, la recensione di questo disco potrebbe finire qui, cogliendo ad emblema la sola It’s a dream, che è una bella canzone e nient’altro, dove un rimpianto tremulo – appunto - si compie fino in fondo. Si compie troppo.

Aggiungiamo qualche riga per inerzia, per sottolineare che: nel complesso si avverte il tentativo di puntare la barra tra l’errebì-soul di This Note’s For You (la nostalgia inorgoglita di Far from home, la title track che giochicchia con una tensione un po’ sgonfia) ed il country patinato di Harvest Moon (del quale ricicla spudoratamente riff e frasi d’armonica, come in Here for you e This old guitar); il ricamo degli arpeggi sulla slide cremosa è un piacere per le orecchie, ma non c’è da aspettarsi di meno dal sodalizio Young-Keith; la voce appare in forma, anche più tagliente rispetto agli ultimi lavori; He was the king è uno dei più scontati omaggi al mito di Elvis che si siano mai uditi, tanto che un folk tenerello come Falling off the face of the earth è dieci, cento, mille volte meglio. E’ insomma il caso di volare – anzi di sognare - basso, come del resto ci avverte un amaro passaggio nella traccia d’apertura: "If you follow every dream/You might get lost". Tuttavia Neil non rinuncia a bazzicare i massimi sistemi e chiude la scaletta col gospel imbalsamato di When god made me, già sentita al Live 8, dove in qualche modo sembra opporre la propria religiosità "compassionevole" al neo-fondamentalismo dell'Impero: che dire, chapeau.

Di questo disco, l’avrete capito, si può fare a meno. Tuttavia riesce a non farsi detestare. O, almeno, non troppo.

(5.9/10)

Scheda: Neil Young

Pubblicazione: 01 Ottobre 2005

File under: country rock

| Archivio
Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2005)

Rss
copertina pdf #91