Recensione
Il viaggio di zebra Libra
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indie psych Voti redazione e staff

Libra

Il viaggio di zebra

Macaco Records

Non credo che esista un percorso standard per la maturità. Ogni band o artista la raggiunge – se la raggiunge – nei tempi e nei modi che la vita gli apparecchia. In ogni caso, è sempre estremamente piacevole trovarsi di fronte alla dimostrazione di una crescita, che è anche un po’ un mistero, di quelli che stanno tra il detto e l’immaginabile, nell’ombra delle spiegazioni possibili. Per farla breve, questo disco dei Libra – il quinto in carriera – vede finalmente all’opera una band che fa sul serio, che tenta di lasciare un segno sul muro. Sarà per il rivoluzionamento dell’organico, sarà per Geoff Turner (già con New Wet Kojak e Girls Against Boys) alla co-produzione, fatto sta che la svolta è notevole, il batticuore viene preferito alla mitraglia, le fregole post-grunge lasciano il posto alla tipica trepidazione indie-rock, opportunamente collusa di fiabesco e tecnologia.

Dieci le tracce, raccolte attorno ad un sentire accorato, aggrappate alla vigorosa nitidezza dei suoni, ad un suonare come sull’orlo di qualcosa. Quanto a rimandi & referenze, spesso mi ricordano il dolciastro malanimo dei Tiromancino, talvolta stemperato in una minaccia ambientale alla Radiohead (Gennaio) quando non coinvolto nel tremore desertico di certi Grant Lee Buffalo (Due di notte). Inoltre, si avverte chiara l’oscillazione tra la voglia di mordere (la crudezza acida di La seconda classe, non troppo distante dai Dream Syndicate più graffianti) e blandire (la pienezza melodica di Marta, da qualche parte tra Perturbazione e Interpol), tra wave angolosa (Strategia del terrore) ed electro straniante (i tatticismi krauti e i condimenti pseudo-Air di Tv). Niente male, nel complesso. Eppure, qualcosa non gira. Eppure, proprio per tutto ciò che si è detto, ci si attenderebbe di più. Se i segni lasciati sull’anima dal cupo sprofondare dell’iniziale Dammi tutto svaniscono tempo un paio di pensieri; se l’emotività pastello si spampana come certo maldicuore prefabbricato Coldplay (come in Io resto qui); se ora il drumming sembra didascalico e forzosi gli ululati della chitarra; se nella voce e nei testi s’avverte spesso un’eco vuota; se insomma dovessi raccogliere tutti questi “se” ed appioppargli una sola spiegazione, la cercherei nella mancanza di vissuto bruciante, di quel cinismo che affila la genialità e la rende credibile testimone di dolore.

Ciò che in sostanza avrebbe reso l’incanto malsano di Appeso paragonabile a quello della Simbiosi a firma Afterhours cui consapevolmente o meno si rifà. Perciò mi viene da concludere che i Libra abbiano soltanto imboccato la strada per la maturità. Magari non gli mancano che pochi passi, ma sono quelli decisivi. D’accordo, hanno dimostrato di saperci fare, come testimonia il crescendo tra sospensione fiabesca ed esasperate invocazioni, tra rarefazioni e distorsioni della conclusiva Tu non vedi niente. Ma d’ora in poi dovranno entrarci con tutti i piedi, o accontentarsi della mediocrità.

(6.4/10)

Scheda: Libra

Pubblicazione: 01 Ottobre 2005

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2005)

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