Recensione
Down With Liberty... Up With Chains Chain And The Gang
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New-aavv-York Voti redazione e staff

Chain And The Gang

Down With Liberty... Up With Chains

K Records

Ian Svenonius è un gatto accorto che si aggira da vent’anni ormai nell’area di Washington DC. Prima ha fatto le pulci all’hard-core con i Nation Of Ulysses, poi ha iniziato – oltre a suonare con altri gruppi - a teorizzare e a parlare come opinionista musicale. E ora esce con un progetto che una volta di più lo mette a fuoco nella sua astuzia.

I Chain And The Gang sono anzitutto un pouy pourri della musica rock a New York, praticamente dalla fine dei Sessanta a quindici anni fa. Ma c’è solo quello che della musica uscita dalla Grande Mela è più efficace a primo impatto, comunque e sempre piacevole e poco impegnativa da ascoltare. Un esempio è fin dall’inizio la mutant asciugata e secca di Chain Gang Theme (I See...); oppure il Lou Reed più semplice e più ingagliardito di Trash Talk. I Chain & The Gang potrebbero chiamarsi insomma più onestamente Cool & The Gang. Non solo perché il funk di James Brown a volte sembra esplicito riferimento – anzi tutto quel funk volontariamente filtrato dai fichissimi anni della New York Noise repertoriata dalla Soul Jazz. Può darsi che l’omaggio sia esplicito ma ascoltando Cemetery Map abbiamo già un'altra cosa. Lo scenario scorre e il fuoco si spiana sulla risaia del Sud. Schiavitù gospel. Slaker vocale e controcanto call & response al femminile – e del resto Ian ci aveva già provato a metà Novanta, a fare del "Gospel Yeh-Yeh".

C’è quindi il nero fatto dal bianco, che vuole ostentare i suoi occhiali da sole Nwe York Dolls (e Lou Reed) e lo fa probabilmente scegliendo la via più facile. Non nascondiamo che il risultato ci piaccia – come in Interview With The Chain Gang, una wave che gira NO, Un giochino alla Murphy DFA chef, una automitologia applicata; come non diciamo certamente no alla motown di Room 19, alle marcette basic ((Lookin' For A) Cave Girl), ai Blues Bros. tirati all’osso sotto confettura Zappa (Unpronouceable Name).

Davanti a tante scenografie – o forse di tante versioni della stessa - c’è da rimanere sedotti da Down With Liberty... Up With Chains!. Rimane quel senso di prodotto in vitro, perchè alla fine il gioco è spersonalizzante. I Chain rimangono incatenati alla loro astuzia cool, Ian alla sua parlantina facile. Che sia questa una nuova chiave di interesse?

(6.5/10)

Pubblicazione: 01 Aprile 2009

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