Questo è il classico disco che fai fatica ad ascoltare per intero. Ogni brano comincia, prosegue e ad un certo punto ti viene irrefrenabile la voglia di skippare con il cd player al pezzo successivo. Non se ne può. Ascoltare interamente questo album è come la tredicesima fatica di Ercole. Pekler aveva cominciato bene con un paio di dischi su Scape che pur senza far gridare al miracolo, miscelavano con astuzia, glitch, kraut e jazz elettrico. Una certa propensione verso le architetture più informali gli ha poi preso sempre di più la mano e ora con il nuovo Cue, gira tutto intorno ad una marmellata di kraut glichato con un fastidioso retrogusto vintage, da cui deriva anche l’omaggio che fa alla musica d’archivio, la library music, quella concepita e indirizzata direttamente alle produzioni video di cinema e tv. Questa trovata amarcord, si materializza nelle frasi che accompagnano ogni brano e che cercano di descrivere una vaga idea di contenuto: “ambigous western atmpsphere resolving into children’s tune, swirling cymbals added”; “nostalgic mid-tempo pathos for widescreen drama, side guitar + electronic effects”; “ripetitive bed for science/mystery, miniaturized percussion”, ecc. ecc. Peccato che siano più intriganti le descrizioni delle composizioni stesse. L’americano trapiantato in Germania non riesce così a trovare vie di fuga dal labirinto onanistico di suoni elettro rétro in cui si è chiuso. Presuntuoso e inutile.
(5.0/10)
Scheda: Andrew Pekler
Pubblicazione: 14 Giugno 2007
File under: elettronica
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