Recensione
The Modern Tribe Celebration
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wave rock Voti redazione e staff

Celebration

The Modern Tribe

4AD

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Probabilmente in un’altra vita Katrina è stata una regina del funk. Un super-concentrato-sexy di ormoni urlanti e curve cromate come una Plymouth Fury rosso fuoco del ‘58. In un’altra vita Katrina è stata qualcuna che ha furoreggiato sui palchi come una via di mezzo tra Mahalia e Sharon Jackson. Puro e semplice Soul-Power, la cui forza trova valvole di sfogo anche negli algidi anni del download con gruppi più bianchi dell’ebano come i Celebration. The Modern Tribe è il secondo disco del gruppo di Baltimora, quello che stavamo aspettando con ansia, per lasciarci di nuovo prendere dall’onda d’urto della sezione ritmica, dalle dolci maree dell’organo e dalle zuccherosissime sillabe della voce. Una prima ricognizione ci dice che è tutto come lo avevamo lasciato. La pasta strumentale è esattamente quella che t’aspetti da loro. Semmai, l’attenzione per le parti di basso si è fatta ancora più meticolosa.

Brani come Evergreen, Pressure e Hearbreak, ascoltati come comanda il Sacro Dio del Rock - in uno stereo di qualità e al massimo del volume concepito - agitano le più recondite cellule del tuo corpo rendendoti praticamente impossibile restare fermo.  Eppure c’è qualcosa che non va. Il singolo apripista del disco di debutto si chiamava WAR e faceva da apertura a un’infuocata giostra di invettive, che per quanto edulcorate e lucidate, erano pur sempre invettive. Ma quelle di questo lavoro sembrano tutte ballate, un po’ movimentate un po’ troppo melodiche. Sembra di vedere un musical ambientato nel Crazy Horse e con i colori caricatissimi e posticci del buon vecchio Technicolor. Pony e Fly The Fly riportano la febbre ad una giusta gradazione “hot”, ma si dimostrano due fuochi di paglia.

I Celebration ci mandano per altro a dire che questo disco lo hanno concepito in due battute differenti. Nel mezzo David Sitek dei Tv On The Radio, chiamato a produrre come avvenuto per il precedente, se ne è andato in vacanza in Grecia, lasciandoli a metà del lavoro e con solo le parti ritmiche messe su nastro. Ma Hands Off My Gold, manco a dirlo, strizza l’occhiolino proprio ai Tv On The Radio. Del resto, Katrina ci confessa che la tribù moderna del titolo sono proprio loro “The title is homage to friendships with the people we’ve worked and connected with. Bands like Antibalas, Dragons of Zynth, TV on the Radio, and the Yeah Yeah Yeahs – all good friends and musical collaborators, along with others. Together, we’re the modern tribe.”. E se per il party serviva una colonna sonora, eccola servita, ma il sudore del primo disco viene qui edulcorato da un termostato regolato a temperatura ambiente.  

(6.5/10)

Scheda: Celebration

Pubblicazione: 12 Ottobre 2007

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