Recensione
2 Ktl
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elettro doom Voti redazione e staff

Ktl

2

Mego

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Non si ferma più. Non si fermano più. Potremmo aprire una rubrica mensile su tutti i presenzialisti da logorrea discografica, mettendo da subito in testa la terrificante trimurti: Richard Youngs, Aidan Baker e Stephen O’Malley. Solo loro tre sono in grado di riempire interi scaffali con dischi, progetti, collaborazioni, esperimenti. Non trattengono nulla per il loro consumo privato e pubblicano qualunque cosa. Certo, la qualità è alta, ma anche la più bella delle cheerleader se ti gira troppo intorno alla fine ti stufa. Questo mese allora segnaliamo il ritorno di O’Malley, che avevamo lasciato un paio di mesi fa con gli Aethenor. Questa è la volta di KTL 2, la vendetta di O’Malley e Pita, che mettono su nastro una seconda puntata delle loro gesta a base di gelido ed efferato black metal dronato. Quattro lunghissimi brani composti tra il dicembre 2006 e il febbraio 2007, presso gli Abattoir Studios di Angers e – soprattutto - dentro un maniero del 17° secolo, il Manoir Kéroual di Guilers nell’estremo ovest della Francia.

Il pregio maggiore di O’Malley è quello di sapersi adattare al proprio interlocutore, di parlare una lingua inconfondibilmente sua, ma che si adegua sempre alle circostanze. Se nei Sunn O))) la sua chitarra suona melmosa e opprimente e negli Aethenor è maledettamente strisciante e suggestiva, per i KTL conserva appositamente il lato più tagliente e crudo. Pita dal canto suo allestisce con pochi tocchi (un riverbero in un angolo, un drone circolare nell’altro) una scenografia quanto mai gotica. Rispetto al primo capitolo, il gioco si è fatto più scoperto, meno ingessato. I due ci danno dentro senza tentennamenti, riconvertendo in pregi i difetti del primo disco, vedi l’eccessiva grevità che rendeva i brani oltremodo statici. Qui si gira intorno alle architetture per sviscerarne gli angoli nascosti. Theme in questo senso è l’esempio principe del disco. 27 minuti di cupi rintocchi metronomici da catacomba gotica stile film Hammer, che lentamente vengono aggrediti da suoni e distorsioni in crescendo apocalittico fino al rumore più efferato. Su Abattoir è la distorsione chitarristica alla Burzum a fare da malevolo e cupo tappeto. Si chiude con Snow2 per la via di una dark ambient di arredo.

I brani sono probabilmente troppo lunghi e l’idea stessa alla base del progetto KTL continua ad essere eccessivamente teatrale, anche senza una rappresentazione che ne giustifichi l’intento. Tra i vari progetti di O’Malley si continua a preferire Aethenor. Questi KTL appaiono sempre più come un simpatico divertissement.   

(7.0/10)

Scheda: Ktl

Pubblicazione: 17 Giugno 2007

File under: elettro doom

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