"I want it to be an un-weird record”. Parola di James Thot. Noi lo si diceva da tempo che Wooden Wand And The Vanishing Voice non era un ensemble weird-free come gli altri. L’ancoraggio alle radici folk troppo pronunciato e la scrittura troppo evoluta. James Thot, del resto, anche con il suo primo disco solista aveva fatto capire chiaramente dove voleva andare a parare e il Second Attention di appena un anno fa, con quella stupenda copertina a fare il verso a Stormbringer di John e Beverly Martyn era stato ancora più chiaro. Con James And The Quiet, Thot tenta ora un vero e proprio turning-point nella sua carriera e ha già fatto sapere che sarà l’ultimo disco dove userà il moniker Wooden Wand, forse per l’eccessiva confusione generata in giornalisti e fan di passaggio, che lo ha portato a scrivere una lettera infuriata sul suo My Space chiarendo tutti i punti oscuri delle sue diverse attività musicali.
E’ assai probabile che questo sia il disco dove Wooden Wand smette definitivamente di essere un culto underground e si affaccia in superficie, supportato in questo dalla longa mano dei Sonic Youth: Thurston Moore che distribuisce il disco con la sua Estatic Peace, Lee Ranaldo che produce e suona alcune parti di chitarra e Steve Shelley che mette mano alle spartane percussioni. La musica non potrebbe essere più distante dai vortici psichedelici dei Vanishing Voice. Molto più accomodante e piacevole, con Thot che vi riversa un songwriting grasso e sicuro, colto (anche troppo) e old fashioned. Jeans sdruciti, stivali e cappello da cowboy, camicia di flanella e barba incolta, James incarna sempre più il modello del crooner country arso dalla caligine desertica e perso nelle infinite strade blu americane. Del resto è il primo ad ammettere come modelli ispiratori per questo disco, due stelle della tradizione country americana, come Kris Kristofferson e Waylon Jennings (quello della mitica Good Old Boys del telefilm Hazzard!).
Ma sulle canzoni di questo disco si affacciano anche altri giganti, come Leonard Cohen (i cori di Jessica ‘Satya Sai’ Thot nell’omaggiante Delia) e Bob Dylan (il piglio sempre più nasale con cui Thot canta il trittico Invisibile Children/Blood/Blessed Damnation). Detto che in un disco del genere non sentirci anche Neil Young, Johnny Cash e Willie Nelson è impossibile (Future Dream e James & The Quiet da manuale country, Wired to the Sky a due passi da una jam tra Neil Young e Low), James And The Quiet fa il suo lavoro in maniera egreggia. Personalmente, avrei preferito che l’accento southern del singolo The Pushers fosse sviscerato maggiormente, ma forse sarà per la prossima volta. Tanto si è capito che Wooden Wand vuole essere l’ultimo dei cowboy, che con la chitarra in spalla rivisita la old country d’America.
(7.0/10)
Scheda: Wooden Wand
Pubblicazione: 12 Maggio 2007
File under: folk
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