Nella celebre storia di Lewis Carroll, Alice per entrare nel Paese delle Meraviglie deve prima ridimensionarsi e poi piangere fino a formare un lago di lacrime. Allo stesso modo per riuscire ad entrare dentro questi due dischi occorre allungare il proprio tempo e superare lo sconcerto per una musica dal taglio surreale e fatta di assonanze strambe e bizzarre. Natalie Tusja Beridze l’aveva presa per le lunghe già nel precedente Annulè, ma qui si supera e concepisce prima un doppio concept album su Alice e la perdita dell’infanzia, chiamato per l’appunto Size And Tears e poi un secondo album ex novo, intitolato The Other. Peraltro due lavori completamente diversi l’uno dall’altro. Tusja conferma di possedere un’energia e una creatività che vanno ben oltre la prassi comune. Tanto il primo disco è dispersivo e delirante, quanto il secondo è conciso e senza tanti fronzoli.
Dei due, quello più interessante è sicuramente il doppio. The Other è un lavoro su cui si avverte troppo l’intervento della mano di Brinkmann. Disco parecchio scuro a partire dalla copertina. Si parte con una piastra di pulsanti beat dal piglio dark per poi registrare una serie di variazioni sul tema. C’è il brano più liquido e rarefatto (Kid, Break, Somewhere Theres A Father), quello più psichedelico e allucinato (Stay On Watch, Love U, Hero), quello più martellante e groovey (After Me In Soft Poles, Weeksends, Into The Lost Moments). Un prodotto sufficientemente di genere, ma non completamente figlio della georgiana. Al punto che si prendono per buone le sue parole quando suggerisce di attribuire questo lavoro quasi del tutto a Brinkmann.
Del resto lei si è per forza di cose concentrata sul concept carrolliano di sogni infranti e infanzie perdute. La scaletta del lavoro è stata pensata appositamente per mettere il materiale più problematico e sperimentale sul primo disco e quello maggiormente accomodante e pop sul secondo. La prima parte è più cruda e difficile perché nelle intenzioni di Natalie, Alice qui si muove a tentoni attraverso mille possibilità con l’incognita del domani. Esattamente quello che si prova ascoltando i brani in successione. Qui ci sono numeri di spericolato pianismo avantgarde (Myth In Fingers, Teacher, Exercise (Wanna Leave)). Altri di gretto surrealismo con tanto di vocine muppet e astratti ghirigori strumentali. Si segnalano quindi l’efficace mazurca per piano ed elettronica di Itaka Farewell March, la trasognata nenia di Song Of Yuleya (U Lier) e l’ipnosi ballerina di Flag Conv. In Her Eye.
L’atmosfera sul secondo dei due dischi cambia, perché qui, come ci suggerisce sempre Natalie, Alice si innamora. E allora si abbonda in passeggiate zuccherosamente dream come le dolcissime Size & Tears, Topeka Exists, Silent Flow (Ag. Cooper) – dedicata per l’appunto all’agente Cooper di Twin Peaks - Calling Herby Sugga Delta. Oltre a queste i numeri da urlo non solo non mancano, ma abbondano. Per esempio Trees Too, che è un meraviglioso congegno di folk digitalizzato, oppure l’ipnotica marcetta da incubo di Easy Ryder oppure ancora l’astratta nenia futurista con tanto di sampler preso dai Cocteau Twins di Beam Plaster. Natalie procede per accumulo di dettagli, visioni, suggestioni dando vita ad un disco che ti risucchia dentro. Il suo problema è quindi anche il suo fascino. Il suo essere eccessivamente lungo (48 brani per due ore di musica!), fin troppo pieno di materiale, rimandi, citazioni e omaggi (Marina Tsvetaeva, Merab Mamardashvili, Joseph Brodsky, Fyodor Dostoevsky, Andrè Breton…). Davvero fuori misura. E quindi alla fine ragionando di numeri e grette votazioni da ragionieri possiamo dare un bel (7.0/10) di media tra The Other (6.7/10) e Size & Tears (7.3/10) dando un fiducioso appuntamento al prossimo colpo di TBA. Una maggiore capacità di sintesi e una dose minore di intellettualismo e allora sì… l’avremo trovata la nuova Bjork.
(7.3/10)
Scheda: TBA (Natalie Beridze)
Pubblicazione: 27 Ottobre 2007
File under: minimal techno, trip hop, elettronica
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