Recensione
Likeness Charalambides
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psichedelia Voti redazione e staff

Charalambides

Likeness

Kranky

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Arrivati a questo che è su per giù il 24° disco dei Charalambides, si sarebbe anche tentati di girare loro le spalle, storcere il naso, trovare il pelo nell’uovo, mettere in campo i se e i ma e snocciolare la solita tiritera che prima è bello, dopo è brutto. In quest’opera di revisionismo coatto e snob, potrebbero aiutarci i primi due brani di Likeness. Uncloudy Day è un’impacciata nenia con Christina al piano e Tom al wah wah. Do You See un blues claudicante per doppie voci. Non esattamente le cose migliori che abbiamo ascoltato da loro.

Poi arriva Figs And Oranges: arpeggio circolare, delay cosmico, voce di Christina a volare altissima e a raddoppiare una seconda traccia di chitarra. A 2’50’’ notiamo che le chitarre si sciolgono, vanno in reverse, si forma una marea ondeggiante che ci investe dolcemente. L’effetto è piacevolmente suggestivo. Memory Takes Hold prosegue il discorso per altri tredici minuti di vocalizzi e cori fantasma. Su Saddle Up The Pony si permettono anche di usare lo stesso ritardo nel delay usato dai Pink Floyd su Another Brick In The Wall. Questo eden fatato chiamato Likeness prosegue lungo la scia di un onirismo sfacciato e di una narco-psichedelia d’ambiente di grana finissima. La chiusura è di quelle in grande stile con Walking Through The Graveyard e What You Do For Money, che sono i tipici “blues lunari” in cui si è ormai specializzata Christina.

Likeness è nato improvvisando in studio poco dopo aver chiuso A Vintage Burden. Quest’ultimo era un disco di “canzoni”, mentre qui c’è il taglio crudo dell’improvvisazione a metter su un ponte che ci riporta dritti dritti a Joy Shapes, Huston e Market Square. La differenza è che il generale mare di echo in cui quasi tutti i brani vengono affogati è lo stesso degli ultimi dischi di Christina. Del resto ci pensa sempre lei ad aggiungere ulteriore fascino all’operazione, usando per le liriche parole prese in prestito da canzoni popolari americane del 19° e del primo 20° secolo, riassemblate in un nuova struttura e in un nuovo significato. Uno dei loro lavori migliori, che è come dire l’ennesimo. C’è poco da storcere nasi e fare gli snob. Questi due texani andrebbero glorificati nella Hall Of Fame della psichedelia.  

(7.3/10)

Scheda: Charalambides

Pubblicazione: 17 Ottobre 2007

File under: psichedelia

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Antonello Comunale (Album 2007)

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