Recensione
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drone metal Voti redazione e staff

Atavist, Nadja

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Invada

Che il doom metal andasse sempre più ad invischiarsi nella pratica del drone non era certo difficile da immaginare, soprattutto dopo la bollitura generazionale di Stephen O’Malley, che ha rappresentato una sorta di portabandiera per tanti epigoni. Un disco come quello partorito da Atavist e Nadja sarebbe stato impossibile da immaginare se prima non fossero arrivati i Sunn O))) e i Khanate. La novità semmai sta nel dimenticarsi quasi del tutto di essere delle metal band e di sprofondare letteralmente nella drone music. In questo i Nadja sono avvantaggiati perché guidati da un vero poeta del drone come Aidan Baker e infatti si sente soprattutto la sua inconfondibile mano in questo progetto. Come accade nei suoi dischi solisti è quel lentissimo e mistico crescendo di suoni a fare da tappeto per l’eternità a costruire letteralmente l’impalcatura dei brani. Gli Atavist gli vanno dietro come meglio possono, spargendo un po’ di distorsione, ma è il droning sound di Baker a rappresentare più della metà nell’economia di questa collaborazione. Finisce in pareggio invece con i Fear Falls Burning. In una collaborazione che vede quattro lunghissimi brani nella migliore tradizione doom, tra melmosi e cavernosi giri di bassi, distorsioni ribassate all’inverosimile, accenti minimi di growl e le impalcature aeree di Baker a risaltare come al solito. Rispetto alla collaborazione con gli Atavist, questa è molto più canonicamente doom metal, meno volutamente originale, ma anche molto più godibile.  

(6.5/10)

Scheda: Atavist, Nadja

Pubblicazione: 28 Luglio 2007

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Antonello Comunale (Album 2007)

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