E pensare che con The Troubled Sleep… del 2004 sembrava che dovessero sciogliersi. I Piano Magic di Glen Johnson hanno invece trovato nuova linfa vitale rinascendo letteralmente a nuova vita e oggi siamo qui a discutere di un disco che completa una trilogia sugli anni ’80 iniziata proprio con quel lavoro. Se si è disposti a riconoscere che il genio estroso di Glen Johnson non ha una sola faccia e che le sue costruzioni di elettronica barocca e surrealista sono state ormai delegate alla sigla Textile Ranch, con Part Monster abbiamo una prova ulteriore che per il gruppo madre vengono conservati i brani più propriamente rock. Brani sempre pensati per parlare un idioma emotivo recepito immediatamente dall’angst adolescenziale. Forse si spiega anche così, e con quell’aria di eleganza 4AD, con il faro di un’Inghilterra mai troppo oscura, che il gruppo ha trovato terreno fertile proprio in Italia, al punto che il nuovo disco viene licenziato per il mercato italiano dalla nostra Homesleep. Il canovaccio è lo stesso da quando i Nostri approdarono proprio su 4AD con il tanto bistrattato Writers Without Home. Un rock scuro e teso che odora di wave britannica al punto che Johnson e soci fanno citazioni con l’occhiolino, ma senza che gli ammiccamenti inficino di un grammo la solidità delle canzoni. In questo senso il gioco critico si può esercitare già solo sul piano delle parentele.
Tastiere e ritmi alla Cure in The Last Engineer e Incurable (versione analogico-velocizzata rispetto alla magnifica versione dell’Ep), i bassi rotondi dei Joy Division in The King Cannot Be Found, le chitarre celestiali alla Felt di Great Escapes, la languidissima steel-guitar di Cities & Factories che strizza l’occhio alla Whish You Were Here dei Pink Floyd. Part Monster è un disco dalla scrittura sicura, con quel tocco di post modernismo che non guasta e con il dono di avere un prezioso filo diretto con il suo pubblico.
Ma la sorprendente primavera dei Piano Magic non si ferma certo al gruppo madre. Nell’attesa di ascoltare nuovamente un disco intero dei Textile Ranch, Johnson in compagnia del compagno di band, Cedric Pin, si nasconde dietro la sigla Future Conditional e dà libero sfogo al suo amore per il synth-pop. Quindi riferimenti a piene mani a New Order e Kraftwerk e alla stagione d’oro degli anni ’80. Qualunque cosa faccia, la mano di Johnson si sente immediatamente. I suoi svolazzi barocchi e gli inconfondibili arabeschi elettronici che fanno da tappeto per le parti vocali, sono la cosa più vicina ai primissimi singoli dei Piano Magic che abbia fatto di recente. Non potevano mancare un po’ di ospiti per il party rétro: Melanie Pain (Nouvelle Vague) Bobby Wratten (Field Mice/Trembling Blue Stars), Carolyn Allen (The Wake), Dan Matz (Windsor for the Derby) e la solita Angele David-Guillou (Klima).
Quest’ultima poi si cimenta in proprio con un disco intero dei Klima che mostra tutte le qualità di questa giovane donna, voluta espressamente da Johnson alla voce di alcuni brani degli ultimi Piano Magic e di fatto diventata un membro aggiunto. Un lavoro composto interamente da sola e prodotto, come lo stesso Part Monster, da Guy Fixsen dei Laika. Una musica molto femminile che anche con l’inserto strumentale di amici come Jerome Tcherneyan dei Piano Magic e Gwen Cheeseman degli Psapp si avvicina molto a quella del gruppo madre. Il disco di Klima non può non ricordare un incrocio tra i Piano Magic e la Bjork meno enfatica quando gioca la carta dell’elettronica, mentre le cose migliori le ottiene proprio lontano dai campionamenti quando gira intorno a teneri bozzetti bucolici con gli archi in gran spolvero di You Make Me Laugh e The Lady Of The Lake. Per il futuro dovrà giocare soprattutto queste carte per avere un suono ancora più personale. La primavera 2007 è insomma quanto mai nel segno dei Piano Magic.
(7.2/10)
Scheda: Piano Magic
Pubblicazione: 17 Maggio 2007
File under: wave rock
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