Recensione
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Genere

musica concreta

Data di uscita

Maggio 2006

Pubblicazione

08 Giugno 2006

Lionel Marchetti

Red Dust

Crouton Music

Valerio Tricoli dei ¾ Had Been Eliminated nel corso di un'intervista, nel tracciare i contorni del proprio approccio all’elettroacustica, diceva alcune parole su Lionel Marchetti. Alla domanda sulla somiglianza con lo stile del transalpino rispondeva: “Lionel Marchetti  mi piace molto, ma non mi pare abbia veramente a che fare col mio modo di intendere l'elettro-acustica: lui è un grandissimo paesaggista, un impressionista forse... Per certi versi un illusionista, mira a creare ambienti tridimensionali in cui immergersi completamente: è, passami questa definizione, musica da sogno cosciente.”. Musica da sogno cosciente. Stento a trovare una definizione più chiara ed esaustiva della musica di Marchetti, celebre – per modo di dire- allievo di Schaffer, e ultimo continuatore della storica e gloriosa tradizione francese della musique concrète.

Di Marchetti si ricordano tra gli altri Knud Un Nom du Serpent (Le Cercle des Entrailles), il sodalizio con Jérôme Noetinger e i tre lavori licenziati per la Collection Cinéma pour l'oreille della Metamkine: Mue, La Grande Vallée e Train de Nuit. Proprio a questi tre lavori, tutti in mini cd dal formato di 3’’, si ricollega il progetto del trittico Red Dust. A dispetto della durata complessiva che raggiunge a stento i 60 minuti e avrebbe facilmente trovato accoglienza su un unico cd, Marchetti e la Croutoun decidono di assemblare un box di lusso con un mini cd per ciascuno dei tre movimenti in cui si articola l’opera: “Livre maudit”, “Livre Magnétique” e “Livre d'Eos”.

Il risultato finale è un avventuroso epos del suono, un’immersione totale nella realtà cinematica assemblata dal musicista transalpino. E’ sempre difficile disgiungere i suoni l’uno dall’altro e analizzarne la natura. Ci sono le voci umane, il suono degli oggetti, il crepitio di vecchi vinili, registrazioni d’epoca da vecchio music hall, voci campionate e/o trattate, come quella della danzatrice giapponese, Yoko Higashi, vecchia conoscenza di Marchetti. Voci robotiche come sul secondo disco, quando in un parodistico momento di Visiones Nocturnae, si ascolta un’intervista all’autore stesso: “Do you like my music? Are you sure?…Are you really sure?”. Il repertorio di suoni e visioni da cui Marchetti attinge per disegnare la sua tela sonora si allunga poi a prendere inserti dalle più disparate fonti: Fritz Lang, Henri Chopin, Alain de Filippis, Marcel Duchamp, Keiji Haino, Pan Sonic, Residents, This Heat e ovviamente l’amato Pierre Schaeffer.

Ma è la figura di Marie Dubas che si stende prominente su tutto il disco, gettando un’inevitabile inquietudine malinconica sull’opera. Popolare cantante nei cabaret parigini degli anni ’20, perseguita come ebrea dal governo di Vichy, successivamente deportata perderà la propria famiglia nei campi di concentramento. La sua voce riecheggia sul primo disco, quando si ascoltano lacrime e parti dei suoi canti. Si sente nel terzo, nella prima traccia, Penombra, dove diventa una figura sullo sfondo mentre in primo piano cantano minacciose le cicali, un sospiro misterioso diventa urlo, un crepitio elettronico mima le fiamme di un focolare, una chitarra acustica intona una dolente serenata. Il massimo della sceneggiata onirica. Alla fine non resta che bruciare tutto con la finale L'Incendie. Le campane suonano a morto e un canto angelico sentenzia l’ascesa spirituale, lontano dalle brutture di questo mondo. (7.5/10)

(7.5/10)

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Antonello Comunale
Antonello Comunale (Album 2006)