La congrega di Yoshimi alla quinta battaglia. Dopo i robot rosa, viene dicharata guerra alla noia e alla banalità. Questa volta davvero non c’è freno inibitore che tenga. Taiga è l’approdo espressivo lungamente ricercato e se le parentele con i Boredoms sono finite su in soffitta già da un pezzo, con un disco del genere l’unico paragone possibile è quello con la propria nervosa creatività. Detto che in giapponese “Taiga” significa “Grande fiume” è proprio come un torrenziale fiume in piena, che la banda di Yoshimi sputa fuori musiche, suoni e voci. Come sempre del resto, ma questa volta come e più di prima, a cominciare dall’attacco tribale da simil giungla primitiva di Uma che fa capire immediatamente che nessuno degli 88 folli uscirà vivo di qui.
E’ la strana miscela di exotica e avant rock che ha sempre alimentato la musica delle OOIOO ad uscire rafforzata da brani come Kms, che si alterna tra momenti tribaloidi e passaggi di crime jazz esplosa per un ipotetico film di Suzuki. I brani sono come sempre lunghe improvvisazioni dove non si sa mai come andrà a finire: Uja un paludoso brano rock diventa una frizzante danza disco; il quarto d’ora di Sai si alterna tra rumorose danze mediorientali, chincaglierie congotroniche e funkeggiamenti isterici; la conclusiva Ioa parte come una danza primitiva e poi impazzisce di energia su un dancefloor con gli occhi a mandorla.
L’umore pan-etnico del disco, non si esaurisce nelle percussioni e nel titolo, ma mima letteralmente i motivi della natura: in Grs una Yoshimi versione sirena, in attesa del primo Ulisse che passi, ulula alla luna mentre la batteria imita le ondate della marea. L’enfasi sulla gestione ritmica, tra corposissimi bassi funk e il primitivismo percussivo, sposa in egual misura la naivetè di certa bongo music alla Enoch Light e la world music meno accademica: le chincaglierie gamelan che intervengono a metà dell’avventurosa Ats, supportate dal cavernoso groove del basso, dai bonghi africani, da un flauto indiano per ipnotizzare cobra e pop music asiatica da catologo Sublime Frequencies, il tutto urlato con l’enfasi di un incrocio tra un manga e Yoko Ono.
Chi ha più bisogno dei Boredoms quando le OOIOO partoriscono musica del genere?
(7.5/10)
Scheda: OOIOO
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