Recensione
Organ Adam Payne
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new classic indie Voti redazione e staff

Adam Payne

Organ

Holy Mountain

E’ davvero un bell’esempio di rinfrancante e rinfrescante melting pot, Mr. Adam Payne dalla Florida: figlio di un’italiana e un afroamericano, mostra un talento musicale assai precoce nutrito dai cartoni animati del sabato mattina. Polistrumentista, maneggia lui tutti gli strumenti di questo suo esordio e vanta appese sul muro quel paio di lauree in statistica e psicologia. Impossibile per uno così fare brutta musica, ma vatti a fidare in quest’epoca di intellettuali emaciati o megalomani: tocca invece ricredersi, perché Organ è lavoro frizzante e agile, arguto e ricco.

Mettete da parte le ipotetiche influenze soul - che dovrete tuttavia tirar fuori per giustificare le cadenze a costante rischio d’inciampo e impennata della tenera In Hell - e immaginate un power pop corretto dalle sottili sconnessioni “nerd” dei Pavement. Altrimenti, dei Replacements che preferiscono la Red Bull alla Budweiser e sono, di conseguenza, iperattivi invece che perennemente alticci. E comunque ferrati tanto in math rock e low-fi (si vedano gli otto e passa minuti di Incidental Arrangement, torpidamente acidi e jazzy, un po’ Polvo e un po’ Storm & Stress; oppure la cavalcata wave Wind, Wind, Wind/Take A Look...) quanto nello stile stradaiolo e meticcio canonizzato da Exile On Main Street (da cui pare giungere The One After Eyes).

Non contento, Payne si ricorda di avere sullo scaffale vinili di Big Star e Dinosaur Jr. e gli viene in mente che sarebbe una bella idea farli convivere sotto una patina glam autoironica simile ai primi Urge Overkill (Never See You Anymore); infine, prima di coricarsi per il meritato riposo quotidiano, estrae dal cilindro una Fruzstration che - a passo di ballata cupa e sgasata - conduce i Jacobites nel ranch Crazy Horse. Penserete di ascoltare una compilation, un condominio abitato da gente che non si parla e manco si guarda. Assolutamente sbagliato: c’è il filo conduttore robusto rappresentato da libera creatività e calligrafia convincente a tenere insieme tutto. Trovate canzoni da canticchiare nel giro di un ascolto o due e alle quali sarà impossibile non affezionarsi. Tanta carne al fuoco, mai scotta o bruciata, insomma. Applausi per il cuoco.

(7.1/10)

Scheda: Adam Payne

Pubblicazione: 01 Febbraio 2009

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Giancarlo Turra
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