Recensione
Leave Your Wet Brain In The Hot Sun Warmth
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drone ambient Voti redazione e staff

Warmth

Leave Your Wet Brain In The Hot Sun

Digitalis

Lascia che il tuo cervello bagnato si asciughi sotto il sole caldo. Questo in sostanza il fantasioso titolo del disco in questione. Lavoro che era già stato licenziato un paio di anni fa, come cdr, dall’etichetta belga Audiobot. Il deus ex machina della situazione, Steev Thompson, originario del Michigan, all’epoca usava un nome d’arte diverso, Roxanne Jean Polise, salvo poi abbandonarlo in favore dell’attuale Warmth. La materia di cui sono fatti questi cinque brani (due in più rispetto alla vecchia edizione) è quella di un ambient molto ombrosa e agitata, in più punti decisamente disturbante. L’impressione che si ricava è quello di un dormiveglia irrequieto, dove i suoni elettronici stuzzicano costantemente la traccia e non lasciano mai che ci si imbarchi in un edonista viaggio new age. Musica che sembra fotografare l’attimo in cui il viaggio allucinogeno vira in nero e si trasforma in un orribile bad trip. Possiamo senz’altro inserire Thompson nella categoria dei visionari da laptop, accanto a gente come Fennesz e Tim Hecker. Il suo è un modo malizioso ma efficace. Non ha paura di alzare il taglio delle frequenze e di andare ad impattare contro un wall of sound prossimo all’harsh noise più efferato. Ha, peraltro, abbastanza carisma da sapere tratteggiare un soundscape con pochi ma oculati tocchi sonori. L’ultimo allucinato brano, potrebbe tranquillamente suonare come un aggiornamento isolazionista di Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave da Ummagumma dei Pink Floyd.

(7.2/10)

Scheda: Warmth

Pubblicazione: 31 Agosto 2007

File under: drone ambient

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