Recensione
Cover image
Genere

weird funk

Data di uscita

Ottobre 2007

Pubblicazione

05 Ottobre 2007

Sunburned Hand Of The Man

Fire Escape

Smalltown Supersound

Cosa possono mai avere in comune Julian Cope e Kieran Hebden? Probabilmente niente, se non fosse che entrambi hanno una passione sviscerata per i Sunburned Hand Of the Man. Come ogni avant-musicista che si rispetti Kieran compra regolarmente The Wire e proprio leggendo un articolo della rivista inglese, si incuriosisce a proposito della compagine americana, portapandiera – come si legge nell’articolo -  della cosiddetta ”New Weird America”. A quanto pare Kieran diventa rapidamente un estimatore del gruppo. Segue un tour in cui i Sunburned fanno da spalla a Four Tet e poi nel marzo 2006 quest’ultimo rompe gli indugi si avvicina al Reverendo John Malony e gli chiede spassionatamente di poter produrre un loro lavoro, in modo da dare la sua personale visione della band.

Questo disco è quindi il risultato di questa stramba storia d’amore. Quattro ore di registrazione condensate da Four Tet in un disco di poco meno di 50 minuti, in cui c’è una fusione integrale e perfetta tra la psichedelia free form del gruppo americano e l’approccio free jazz indietronico di Four Tet. Così come lo scienziato Seth Brundle si fondeva con la mosca per diventare un mostruoso ibrido nel vecchio film sul Dottor K rifatto da Cronenberg, così Fire Escape fotografa integralmente la cronaca di questa fusione di stili, visioni e suoni. I Sunburned e Four Tet in un unico organismo sonico. Sulla carta poteva venire fuori una mostruosità aberrante come quella del film, ma i risultati sono deliziosamente degni di nota. Il loro è un matrimonio deciso all’inferno e più precisamente nel misterioso Girone Infernale del Groove. Kieran la sa troppo lunga per non premere l’acceleratore sul profilo funk del basso. Contestualmente l’attenzione per le percussioni viene enfatizzata dal taglio nervoso così tipico del musicista anglo-iraniano. Di contro l’infernale e ferratissimo jamming dei Sunburned, a dispetto del bruttissimo Z pubblicato appena alcuni mesi fa su Ecsatic Peace, regala qui ulteriori capisaldi nella loro personale storia dello sballo psichedelico, iniziata con il fenomenale Jaybird e proseguita con risultati costantemente alterni.

Per questo disco danno per altro una mano, come membri effettivi della band, Michael Flower  e Bridget Hayden della Vibracathedral Orchestra. E’ così che si ottengono brani come Nice Butterfly Mask, The Parakeet Beat, Fire Escape e Raw Backwards, allucinati deliri psych funk, con il basso in prima linea e la ritmica a marciare spedita verso la rovina totale. What Color is the Sky in the World You Live In? e The Wind has Ears sono i brani su cui più si avverte la mano di Four Tet. Oasi lisergiche per calmare il cardiopalma tra una frenesia e l’altra. Che il disco sia rifinito in ogni dettaglio è presto dimostrato anche dall’artwork opera di Yamatsuka Eye dei Boredoms. Un altro spirito affine che qui non avrebbe affatto sfigurato come musicista. Un lavoro del genere, in un modo molto sottile e con nessuna supponenza retorica, chiude inevitabilmente il discorso sulla primo ciclo della New Weird America. Di fatto, già da un po’, si poteva parlare di seconda generazione, ma mancava ancora un imprinting ufficiale. Eccolo.

(7.5/10)

Antonello Comunale
Antonello Comunale (Album 2007)