Recensione
All The Birds Were Anarchists September Collective
Cover image
elettronica Voti redazione e staff

September Collective

All The Birds Were Anarchists

Domino

Deve essere davvero minimo l’appeal pubblicitario di certi musicisti. La evidente noncuranza attraverso cui la Domino ha calato il secondo parto del September Collective è un esempio chiarissimo di come certi artisti siano poco appetibili per i rotocalchi e le cronache da hype. A pensarci bene anche l’ultimo Tarwater è passato tra le novità primaverili di quest’anno come se niente fosse. Certa elettronica intellettuale tedesca è decisamente passata di moda. La cosa è ampiamente prevedibile, ma lascia comunque un retrogusto amaro visti i calibri in azione e la qualità del disco in oggetto. Barbara Morgenstern, Stefan Schneider e Paul Wirkus sono al secondo frutto discografico della loro collaborazione. Già il primo lavoro di tre anni or sono aveva messo giù un’amabile pasta improvvisata di elettronica glith, notturna e jazzata, che era evidentemente il frutto delle esperienze individuali di ciascuno. Di fatto i tre cominciarono a flirtare in occasione di un tour in Polonia nell’ormai lontano 2002. Le sedute di improvvisazione a cui si dedicavano dopo che ognuno aveva finito con il proprio set avevano poi originato il disco di debutto. La formula si perfeziona ulteriormente con questo lavoro.

La musica del September Collective ha la stessa sostenibilissima leggerezza dell’essere di certi personaggi di Truffaut. Musica “leggera” nella misura in cui l’improvvisazione da palcoscenico e la struttura meditata in studio si amalgamano alla perfezione per ottenere un melange elettronico mai eccessivamente scostante e cervellotico. Certa rigidità tipicamente teutonica viene abilmente diluita, anche se la prassi strumentale è la stessa di sempre: si improvvisa con strumenti analogici (il piano di Barbara Morgenstern) e digitali (il lavorio al laptop di Schneider e Wirkus) e poi si aggiusta il tiro e si monta il “film” in studio. L’introduzione di Natura dà la misura di quanto queste improvvisazioni siano poi state meditate e rielaborate per trasformarsi in quello che ascoltiamo. Il pregio maggiore di un lavoro come questo è che sa dribblare con arguzia la tipica pesantezza teorica e retorica di tanta elettronica glitch per ottenere un risultato che è al tempo stesso astuto e piacevole. Uno dei migliori dischi di elettronica dell’anno.

(7.3/10)

Pubblicazione: 25 Agosto 2007

File under: elettronica

| Archivio
Antonello Comunale
Antonello Comunale (Album 2007)

Rss
copertina pdf #91