Reynolds cita proprio i Seefeel, nel suo ormai celeberrimo articolo sul post-rock. “Come chiamare questo territorio? – riflette – alcuni dei suoi occupanti, i Seefeel per esempio, potrebbero essere etichettati come ambient dubbato; altri, Bark Psychosis e Papa Sprain, potrebbero essere chiamati ‘art rock’. ‘Avant rock’ potrebbe bastare, ma è troppo indicativo di nomi che si comportano in maniera altalenante e di una penuria di amore per la melodia, che non è necessariamente il caso. Forse l’unico termine spendibile e abbastanza preciso da comprendere tutta la scena è ‘post-rock’”. I Seefeel come antesignani del post-rock. E in effetti ci sta se si è disposti a ragionare sull’eredità lasciata dai londinesi.
Lo scenario di riferimento è quello della Too Pure dei primi ’90. Etichetta che distribuiva anche Pram, Moonshake, Stereolab. Sempre a cavallo tra rock ed elettronica. Tra tangibile ed evocazione del tangibile. Come i fantasmi di Kairo. Figure che si poggiano su una parete e quando le osservi da vicino sono solo ombre. I Seefeel esordivano con questo Quique nel 1993 dando a Reynolds il perfetto esempio di gruppo rock che non vuole più suonare il rock, ma solo l’ombra del rock. La chitarra che scioglie il riff in mille celestiali riverberi, le ritmiche che si mimetizzano in una giocosa dance robotica o in un mantrico tic toc da metronomo dub. Le voci sempre più come degli ectoplasmi prima di scomparire del tutto.
Lo riascolti Quique e ti accorgi di come faccia palesemente da ponte tra la wave britannica degli ’80 e il post-rock dei ’90. Di come conservi l’idioma alterato delle chitarre trattate stile Kevin Shields e Robin Guthrie e di come anticipi i suoni che arriveranno di lì a poco. Too Pure ristampa ora in doppio CD, rimasterizzando il disco originale e aggiungendo rarità, inediti e versioni remix nel secondo disco. Un’ottima occasione per ritrovare un lavoro abbastanza fondamentale.
(8.0/10)
Scheda: Seefeel
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