Una nuova comune di sballati adoratori del più acido degli Dei Rock rumoreggia sempre più forte in quel di Louisville. E’ li che abitano i principali esponenti del collettivo Black Velvet Fuckere. Un nome che è tutto un programma per una piccola label responsabile di alcuni drogatissimi capolavori sotterranei di questi anni. Materia per allucinazioni di prim’ordine come lo straordinario album dell’anno passato firmato dai Valley Of Ashes, disco che trasuda ipnosi pellerossa ed è capace di aprirti in qualsiasi momento la porta per la Loggia Nera. Detto che intorno a questa gente girano anche amici della vecchia guardia come il buon David Pajo fresco di un nuovissimo gruppo metal (!) chiamato Dead Child, e che prima della fine dell’anno ci troveremo sicuramente a parlare del disco dei Phantom Family Halo, band con membri dei For Carnation che ha debuttato per pochi intimi l’anno scorso e che, prima di questa estate, sarà ristampata a tiratura decente, siamo qui ora a parlare dei Sapat, gruppo che accoglie dentro di se soggetti vari del collettivo, come Kris Abplanalp dei Valley Of Ashes e Aaron Rosenblum dei Son Of Earth.
Fuori di dubbio che questo sia destinato a rimanere tra i migliori debutti dell’anno in corso. Immaginatevi una parabola che parte dai suoni roots made in America e va a finire nella fausta Germania del krautrock. I Sapat fanno esattamente quello, avvicinandosi per estetica a No Neck Blues Band e Jackie O’ Motherfucker eppure suonando molto più musicali e meno primitivi. Si lanciano in boogie woogie infernali a rotta di collo, scale escheriane di chitarra senza una via di sbocco, grovigli funk-jazz che fanno il verso alla His Magic Band, e metafisiche danze kraut ora nella vena dei Neu! ora in quella più tribal teutonica di Limbus 4 e Siloah. Fante il brano che chiude il disco riassume tutti gli umori dell’opera inscenando un canto mantrico nella più devastata canicola messicana. Un delirio al sapor di peyote. Culto immediato.
(7.5/10)
Scheda: Sapat
Pubblicazione: 13 Aprile 2007
File under: psichedelia, space rock
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