Recensione
The Five Angels Pentatonik
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elettronica Voti redazione e staff

Pentatonik

The Five Angels

Hydrogen Dukebox

Nel mondo della musica elettronica l’obsolescenza è più rapida di un battito di ciglia. Il semplice rintocco di un beat marca intere ere geologiche. A dirla tutta anche il dubstep, che è appena questione di alcuni mesi or sono, sembra già roba vecchia, figuriamoci un lavoro come questo di Pentatonik che mena vanto di essere vetusto e superato. L’orgoglio di fare dell’elettro-antiquariato? Credo che R. Simon Bowring non avrebbe problemi a buttarla giù in questa maniera. La questione è comunque semplice da capire. Pentatonik torna dopo un’assenza di ben dieci anni. Nel frattempo ha pensato bene di buttare nell’immondizia due interi dischi, colpevoli di non essere all’altezza delle sue aspettative. The Five Angels invece evidentemente lo è. Un disco che appaga in pieno l’elettro-nostalgico. Scorrono le tracce e le lancette del tempo tornano indietro di dieci anni, quando ascoltavamo a bocca aperta i lavori di Orbital e Future Sounds Of London, quando gli Underworld con la loro Born Slippy salvavano Mark Renton dal cesso più sporco di Edimburgo, quando Children di Robert Miles furoreggiava sulle banchine estive delle riviere italiane. Con un lavoro del genere viene quindi del tutto naturale mettere da parte la questione “innovazione” per concentrarsi solo sull’aspetto squisitamente “musicale” e da questo punto di vista il disco si lascia ascoltare. Il tempo però in cui un opera artistica viene fatta è cosa fondamentale, soprattutto in ambito elettronico. The Last One And The First e Love Is A Rose dieci anni fa sarebbero state due sicure hit. Ora come ora non le ascolterà nessuno.

(6.0/10)

Scheda: Pentatonik

Pubblicazione: 31 Agosto 2007

File under: elettronica

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