La sigla è nuova ma la musica e i personaggi no. Gli Organ Eye nascono infatti dalla fusione di due delle più interessanti drone bands in circolazione: i portoghesi Osso Exòtico (David Maranha e Patricia Machas) e gli australiani Minit (Jasmine Guffond e Torben Tilly). L’album di debutto, omonimo, rappresenta la perfetta fusione tra l’approccio dei primi e lo stile dei secondi, tra la plasticità dei portoghesi e la ripetitività degli australiani. Le due tracce di cui si compone il disco, intitolate programmaticamente Tema #1 e Tema #2, riassumono l’estetica di una drone music classica, che lavora in crescendo, passando dal minimalismo della prima parte al rumorismo della seconda.
L’introduzione lentissima e statica che pigramente si sostanzia in un drone. Il crescendo sinistro delle interferenze. Lo sciamare elettronico che, alla maniera dei Growing, si incastra in blocchi di frequenze interrotte. Un habitat di microsuoni mandati in loop e messi in circolo dal suono reiterato di uno psichedelico organo hammond. Il marziale panorama noisy alla Fullerton Whitman, in cui si sfocia nell’ultima parte di Tema #2 prima di annichilirsi nell’apocalittico finale. Per essere drone music, quella degli Organ Eye si mantiene meritoriamente lontana dai classici momenti di noia che affliggono il genere. Un nome da segnarsi per gli estimatori di queste sonorità
(6.8/10)
Scheda: Organ Eye
Pubblicazione: 04 Maggio 2007
File under: drone music
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