Da Baden-Baden, piccola cittadina tedesca a Los Angeles, la piů americana delle metropoli, Michaela Melián macina chilometri su chilometri nel sul percorso di allontanamento dagli FSK, storica formazione new wave tedesca in cui militava negli anni ’80. Se cambia il paesaggio circostante, cambia per forza di cose anche la musica e il mood. Quello che sul primo disco di Michaela era pulsione ritmica e cyber spleen qui diventa un mare magnum di malinconia noir. Struggimenti fumosi che si insinuano tra fasci di droni e tappeti di organi sintetici. Piccole arie romantiche (Angel, Föhrenwald). Brani che omaggiano i tanti solitari da metropoli in decomposizione (Buchberg, Stein). Smarriti sinfonismi che richiamano Vangelis e Blade Runner fin dal titolo (Sebastian). La Melián tira fuori un lavoro un po’ anonimo nei presupposti, ma piuttosto riuscito nei suoi esiti, al punto che puň benissimo fare coppia con l’ultimo Kammerflimmer Kollektief. A darle una mano in sede di produzione e arrangiamento Carl Oesterhelt anche lui ex-FSK. Si chiude come si chiudeva Baden-Baden, con una cover di Bryan Ferry, una Manifesto che rompe bruscamente con l’atmosfera del resto del disco e sonorizza i titoli di coda.
(6.6/10)
Scheda: Michaela Melián
Pubblicazione: 27 Ottobre 2007
File under: elettronica, glitch
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