Per la serie “ristampe dai confini della realtà” ecco un disco che ho scoperto quasi per caso e che non smette di farsi ascoltare ogni volta con immutata meraviglia. Onore al merito per la piccolissima Unseen Worlds, etichetta texana responsabile del ripescaggio di questo incredibile diamante minimalista che a quanto pare è largamente sconosciuto anche presso i fanatici di Riley, Reich e Palestine. Lubomyr Melnyk è un pianista ucraino che nei primi anni ’70 inventò un modo di suonare il piano da egli stesso definito come “Continuous Music”. Si trattava per lo più di uno stato psico-fisico che gli permetteva di suonare un grandissimo numero di note a grandissima velocità.
Come si legge nelle note di copertina della ristampa, attraverso questa tecnica il Nostro riuscì a stabilire due record “uno come pianista più veloce del mondo riuscendo a suonare più di 19.5 note per secondo con ogni mano, simultaneamente! E due, per il maggior numero di note suonate in un’ora! In 60 minuti, Melnyk manteneva una velocità media di più di 13 note per secondo in ogni mano, riuscendo a totalizzare 93,650 singole note”. L’incredibile velocità di esecuzione balza subito all’orecchio appena parte KMH che fu il suo disco di debutto. La ristampa in questione suddivide i 55 minuti di durata della composizione in cinque tracce, ma va da sé che una simile griglia è comoda solo per i cd player, dal momento che la musica procede ininterrotta senza stacchi di sorta dall’inizio alla fine. Pur essendo musica suonata al piano siamo in un territorio radicalmente opposto a quello, per dire, delle Gnossiennes di Satie, dove l’esecuzione è lentissima e lo spazio tra le note fondamentale.
La musica di Melnyk è una continua cascata di note che si rincorrono l’un l’altra tradendo vere e proprie qualità mesmeriche. Ma la velocità non è tutto. Il risultato finale è emozionante perché nonostante la tecnica e la concentrazione sull’esecuzione, Melnyk mantiene un controllo costante sull’armonia e in questo continuo rincorrersi di note è possibile scorgere un amore mal celato per la stagione romantica. Non è un caso infatti che l’ispirazione principale per la tecnica definita continuous music sia stata ispirata da una collaborazione parigina con la coreografa Carolyn Carlson, che chiese a Melnyk di creare una musica che fosse sufficientemente drammatica per essere portata sul palcoscenico e al tempo stesso abbastanza meditativa per consentire un ascolto approfondito e ricercato. Da ascoltare e riascoltare… continuamente.
(8.0/10)
Scheda: Lubomyr Melnyk
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