Recensione
Self Titled Lichens
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psichedelia, drone noise Voti redazione e staff

Lichens

Self Titled

Holy Mountain

Che la voce sia componente fondamentale del suono di Lichens lo si intende a meraviglia anche guardando il DVD accluso al disco e che fotografa un concerto dell’anno scorso tenuto all’Empty Bottle di Chicago. L’inizio per sola chitarra è tremendamente noioso, ma quando comincia a cantare o comunque ad esprimersi con la voce l’ipnosi comincia piano piano a manifestarsi. Quello con il duo dei White/Light è invece un caotico esperimento di drone noise psichedelico che suona esattamente come la somma delle parti e si avvicina come idea di base a quella degli Hash Jar Tempo, ovvero Montgomery + Bardo Pond. Lo stile però è più simile a quello dei primi Growing, ergo vaste pianure di drones che partono quieti e diventano via via più minacciosi, con il lirismo di Lowe ad aprire squarci nel caotico marasma noise. Riferimenti ovviamente anche a Earth e Sunn O))) come si evince facilmente dalla doomeggiante Belial . Insomma tutto già risaputo e già sentito. Questo disco annoia con slancio e in più c’è l’aggravante nerd che i titoli dei brani sono chiamati con il nome dei demoni della Goetia evocati da Re Salomone, credo ai tempi dei babilonesi o dei sumeri. Ci manca poco che non appaia anche “Gozer il distruggitore” sotto le sembianze dell’omone di marshmellows...

(5.5/10)

Scheda: Lichens

Pubblicazione: 26 Maggio 2007

File under: psichedelia, drone noise

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Antonello Comunale
Antonello Comunale (Album 2007)

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