I Malajube stanno crescendo esponenzialmente. Del loro pop, tutto cantato in francese ed incubato al freddo e al gelo del Québec, ce ne eravamo già occupati un paio di annetti, scarsi, fa. Ora Julien Mineau, Thomas Augustin, Francis Mineau e Mathieu Cournoyer tornano a deliziarci.
Lo smalto progressivo, che prende magari dagli Ange dei medi Settanta, si ibrida, pasticcia, perde la linea retta del segmento filamentoso di dna da cui fu generato; ne nasce una cosa curiosa curiosa, che ha a che vedere con i Beatles, i Raspberries, Chris De Burgh, il bubblegum più in generale, ma anche con i Broken Social Scene, ad esempio, e molto, tanto, denuncia in termini di influenze alla psichedelia classica (Pink Floyd), a quelle dei tempi del brit-pop (i Radiohead più intellettuali), ai lambiccati e siderei battistrada astrali su cui beati hanno passeggiato i Sigur Ros più metafisici. Tutto condensato, compresso, ridotto ad infinitesimale mondo-canzone. Appena tre, quattro, cinque, più spesso sei minuti.
Ogni brano è consumato come in una mini-sinfonia pop che non conosca movimenti, intesi nel senso di ripartizioni della traccia-brano. Tutto si perde e poi ritrova in un marasma di chitarre, cori incantati, armonie sofisticate. Ma non è roba pallosa questo Layrinthes. E' un demone furbo e giocoso, che prende per la coda il gatto del pop e lo fa roteare, roteare, roteare intorno al proprio capo. Ingannevole è il pop...più d'ogni cosa.
(7.0/10)
Scheda: Malajube
Pubblicazione: 01 Aprile 2009
File under: Pop
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