Recensione
Plexus II Encre
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neo classic Voti redazione e staff

Encre

Plexus II

Miasmah

Il suono dei Deaf Center comincia a prendere vita propria e a riprodursi, complice certamente la longa mano di Erik K. Skodvin, tenebroso scandinavo che sul finire dello scorso anno ci aveva inquietato con il dramma doomy di Svarte Greiner. Seguendo probabilmente l’esempio di John Twells e della Type, Erik erige silenziosamente dal nulla la Miasmah, il veicolo per le sue creazioni grafiche e ora anche un’etichetta bella e buona. A dispetto di quanto si può pensare, una “politica delle etichette” è oggi più plausibile che mai, nel suo procedere di pari passo con l’appiattimento dei costi e l’ampliamento esponenziale dell’offerta.  Il lavoro di Erik per la sua Miasmah è solo leggermente diverso da quello di Twells per la Type. La visione del musicista norvegese viene riprodotta in toto e esplorata nei mille rivoli in cui può fuggire. Si sceglie qui uno stile unico piuttosto che cercare l’eterogeneità della proposta. Il risultato è ovviamente un’esplosione di quanto proposto dai Deaf Center e ciò vuol dire trovare costantemente un punto di equilibrio tra classicismo d’orchestra e goticismo mitteleuropeo, sinfonismo apocalittico e spleen esistenziale. Le prime tre uscite vanno a parare tutte in questa direzione.

Il francese Encre si presenta con un unico brano strumentale che oltrepassa la durata di 40 minuti e che per circa la metà sembra un frammento d’orchestra incagliatosi in un loop perenne. Le volate cameristiche prendono il via nella seconda parte e la musica assume il tono di una pensosa elucubrazione sulla fine dei tempi. Niente di particolarmente intrigante, ma ci sono buoni presupposti per fare dei Plexus III, IV e V migliori.

(5.8/10)

Scheda: Encre

Pubblicazione: 04 Marzo 2007

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