Recensione
Candylion Gruff Rhys
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folk, psych Voti redazione e staff

Gruff Rhys

Candylion

Rough Trade

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Da uno come Gruff Rhys - da più di dieci anni a capo di quella congrega di matti gallesi chiamata Super Furry Animals - non ci si può che aspettare qualcosa di eccentrico. Per dire, l’ultima mossa era stata un album scritto e cantato interamente in lingua madre, l’impronunciabile Yr Atal Genhedlaeth (2005); adesso arriva un concept fiabesco – per lo più in inglese, per fortuna - a proposito di uno zuccheroso leoncino (un po’ come l’elefante effervescente di barrettiana memoria, insomma), Candylion.

Che poi non è altro che un dischetto di folk pop sopra le righe, proprio come ti aspetteresti dal suo autore, che per l’occasione ha diretto il timone verso il fantastico mondo della sua infanzia (a sentir lui: progressive, hip hop, beat gallese, Psychocandy dei Jesus & Mary Chain, almeno in termini di ascolti), virando prepotentemente verso arrangiamenti semplici e acustici in reazione ai nutriti apparati di solito imbastiti dalla band principale (occhio però: semplici non vuol dire che non siano “strani”, vedi Gyrry Gyrru Gyrru).

Il gioco funziona meravigliosamente quando la naivetè si sposa a squisite e sempre efficaci idee psych (la filastrocca della title track, o una The Court Of King Arthur che più Barrett non si può), cui fanno da corollario tocchi di esotismo assortiti (dal country all’India, dai Velvet Underground al Galles); e non appena si mostra un po’ la corda (come negli interminabili 15 minuti finali della Donovan-iana Skylon), arrivano in soccorso le ineccepibili orchestrazioni dell’High Llama Sean O’Hagan, vero ingrediente aggiunto della miscela lisergica di Rhys (sentite un po’ gli archi disco innestati nella cavalcata acustica morriconiana Lonesome Words).

(6.8/10)

Scheda: Gruff Rhys

Pubblicazione: 07 Marzo 2007

File under: folk, psych

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2007)

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