È possibile decidere, la domenica mattina, di tenersi le ciglia attorcigliate tra loro, il viso assonnato, di mantenere quello stato, quel torpore per tutta la giornata, per tutta la settimana seguente? E, variatio, per un album intero? Bisogna saper costruire un pop trasognato, canzoni che vagano in testa dopo averle sentite come i neuroni nel cervello di quella Sunday Morning. Difficilissima più che innocente l’operazione dei Cryptacizedi Mythomania, perché condotta senza sbagliare un colpo, senza farci rinsavire né cedere ai richiami di Morfeo. Sentite What You Can’t See Is, il modo in cui i diversi passi ritmici dei tamburi discreti, del basso, della voce, creano layer di relazioni soffuse; chiuse da un accenno melodico sospeso nel vuoto.
I responsabili di questo album azzeccatissimo sono Chris Cohen (vecchia conoscenza seminale Deerhoof, e poi Curtains) e Nedelle Torrisi. Si chiamano fuori se interpellati da un mondo del passato pop che chiamano in causa in tanti modi diversi, ma prima di tutto per il loro modo di costruire le canzoni. Sostengono di aver scritto solo un disco “romantico”. Ma hanno un’evidente coda di paglia. C’è una sensazione che cresce negli ascolti ripetuti di questo album. Qualcosa che inizialmente ci fa pensare, senza un preciso raziocinio possibile, a Raincoats e Young Marble Giants, magari – anzi sicuramente – passando dalla breccia creata dai Beach House l’anno scorso. Dopo un po’ si focalizza un’ipotesi; riguarda l’intera messthetics del primo periodo Rough Trade – ancora torpore, dolce confusione, niente di violento o effettivamente derivante dal caos. L’idea è insomma che i Cryptacize stiano traghettando l’atteggiamento – che agiva per punti – della messthetics alla struttura armonica delle canzoni (Gotta Get Into That Feeling), cosa che del resto faceva anche Barrett, ancor prima che la messthetics esistesse, con quel gioco ai dadi tra un accordo e l’altro.
Quindi messthetics applicata all’intera struttura della canzone, sopra la levità di tastiere chitarre pelli di tamburo. E per fare questo ci sono le pause. Quelle che interrompono Blue Tears prima della conclusione, giusto per citare il primo esempio del disco. Nella delicatezza della composizione è contemplato l’attimo del silenzio. Ci sono tecniche che eludono la bellezza di sapersi sovrapporre al pop anni Sessanta, e quindi dall’esercito di persone che hanno già condotto quella azione. E, per concludere, arriviamo a una constatazione abbastanza basilare, forse la prima da fare, qui però non a caso messa alla fine; in Mythomania non c’è un brano che metteremmo da parte – forse anche grazie al testimone equilibratissimo che si passano le due voci di Chris e Nedelle. C’è una continuità impressionante, la stessa che ci aveva impressionato nei Beach House; quella che semplicemente appartiene agli ottimi dischi.
(7.5/10)
Scheda: Cryptacize
1
Oneida
Rated O (8/10)
2
Focus Group (The) / Broadcast
Investigate Witch Cults Of The Radio Age (7.7/10)
3
Natural Snow Buildings
Shadow Kingdom (7.6/10)
4
Hexlove
Your Love Of Music Will Be An Important ... (7.6/10)
5
Moritz Von Oswald / Max Loderbauer / Vla...
Moritz von Oswald Trio - Vertical Ascent (7.5/10)
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