Ci sono due modi di vedere il debutto dei Sebadoh: o come uno dei manifesti supremi dell’innocenza in musica, o come un enorme mucchio di immondizia. Che oggi diventa ancora più enorme, nel momento in cui ai trentadue brani dell’LP originale si sommano le outtakes e inedite dell’accorta ristampa della Domino, fino a raggiungere la titanica lunghezza di 52 tracce. Prendiamo per buona la prima opzione, se non altro per rispetto. Giova specificare, a beneficio dell’incauto ascoltatore, che per la maggior parte si tratta di bozzetti di melodie, bizzarri giochi di rec&play, timidi accenni di canzoni, campionamenti primordiali, bisticci punk, scampoli folk. Tutto registrato in una stanza da letto su uno scassatissimo registratore portatile. Intimismo pre (post) puberale alla Daniel Johnston? Semmai ludus sfrenato, attitudine più che mai free e creatività al potere, senza filtri o compromessi di sorta. Come quando si gioca da bambini. Se-ba-doh. Tre sillabe che non vogliono dire proprio nulla, alla stregua di certe parole inventate da piccoli.
Nel 1988 Lou Barlow piccolo non lo era più da tempo, anzi stava per diventare Grande - con la maiuscola - in seno ai Dinosaur Jr. La storia insegna che quel cattivone di J. Mascis volle tenersi il giocattolo tutto per sé, e così all’occhialuto bassista non rimase che trovarsi un nuovo compagno in Eric Gaffney, un tizio tanto strano da accollarsi gli esperimenti da mangianastri che Lou aveva cominciato a escogitare col moniker Sentridoh (oltre che in Poledo, il più freak dei brani del Dinosauro).
Pur lontano dall’essere un vagito puramente artistico dei neonati Sebadoh - per quello bisognerà aspettare III-, The Freed Man apriva un mondo di possibilità virtualmente illimitate per una generazione intera, ancor più degli antecedenti illustri di Jandek, il citato Johnston e Beat Happening: il centro del mondo è la propria cameretta, per fare musica non serve nient’altro che una cassettina e tanta, tanta fantasia. Le congiunture storiche sono favorevoli - fasti dei Dinosaur a parte, la Homestead proliferava, e la Drag City di Pavement e Royal Trux stava giusto nascendo; e così piace pensare che Beck stia ancora ringraziando, mentre è risaputo che uno come Cobain avrebbe venduto l’anima al diavolo per godere dello stesso lusso. Si sarà capito, aldilà del valore storico l’ascolto odierno - così come quello di allora, supponiamo – non dirà granché; è un reminder comunque necessario, specie oggi che Lou, Eric e Jason Loewenstein sono tornati insieme per assaporare i dolci frutti della gloria postuma.
(6.5/10)
Scheda: Sebadoh
Pubblicazione: 11 Giugno 2007
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