Recensione
Gauntlet Kevin Drumm, Daniel Menche
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noise Voti redazione e staff

Kevin Drumm, Daniel Menche

Gauntlet

Mego

Kevin Drumm e Daniel Menche non li scopriamo certo oggi. Abbiamo ormai imparato a prenderli per quello che sono, ovvero due raffinati esteti del rumore, ciascuno con le sue peculiarità, i suoi vizi, le sue virtù. Laddove Kevin Drumm ha fatto del guitar laptop sound un vero e proprio strumento chirurgico per tranciare frequenze e padiglioni auditivi, Daniel Menche ha invece indagato il regno delle percussioni e degli organ drones costruendo a volte opere di indubbia presa (soprattutto, tra i suoi ultimi lavori, Deluge & Sunder), e a volte dischi dal valore fortemente altalenante. Gauntlet è quindi la classica somma delle parti in cui i pregi e i difetti di entrambi si uniscono per dar vita ad un mastodonte noise di 29 minuti buoni.

La composizione può facilmente essere suddivisa in tre parti. Si inizia sotto il controllo di Kevin Drumm che manda in un maligno e inarrestabile loop una tesissima frase di chitarra distorta e regolarmente processata. Dopo dieci minuti si entra nella seconda parte in cui la mano di Menche comincia ad agitar le acque e la sfiancante fissità del loop viene mossa sempre di più. La terza parte, quella più avventurosa, comincia intorno al diciottesimo minuto e si protrae fino alla fine, prima sotto il controllo di Menche a sciogliere tutto in un drone d’organo processato, per poi disturbarlo progressivamente e cedere pian piano di nuovo il controllo a Drumm. Nei momenti migliori sembra di ascoltare una fusione tra gli Skullflower e i KTL di O’Malley e Pita. Entrambi sanno fare di meglio in versione solista, ma come divertimento estivo non c’è male.  

(6.5/10)

Pubblicazione: 25 Agosto 2007

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