Recensione
Expedition Steve Piccolo, Gak Sato, Luca Gemma
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ambient, soundscapes Voti redazione e staff

Steve Piccolo, Gak Sato, Luca Gemma

Expedition

Temposphere

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Sin dal 1999, Steve Piccolo si è dedicato ad Expedition, un progetto musicale ed artistico basato sull’idea della "dérive" (mutuata da Guy Deborde e dal movimento Situazionista). Nel corso di cinque anni di “spedizioni di turismo culturale” in giro per il mondo, l’ex Lounge Lizards ha raccolto materiale sonoro proveniente dai luoghi visitati per riutilizzarlo, unitamente a narrazioni e brani originali, come base delle sue performances: l’intento era quello di creare una musica ‘sinestetica’, che riportasse l’ascoltatore ad un contatto più diretto con l’ambiente in cui vive.
In un susseguirsi di collaborazioni aperte, l’artista newyorchese è stato affiancato nel tempo da diversi compagni di viaggio,tra cui, occasionalmente, anche Manuel Agnelli ed Emidio Clementi. Raggiunta l’intesa definitiva con il musicista elettronico giapponese Gak Sato e Luca Gemma (Rosso Maltese), Piccolo ha finalmente realizzato questo disco, una sorta di diario che racchiude in dodici tracce l’esperienza di Expedition .
In questo lavoro, i suoni raccolti dagli ambienti sono stati campionati, fusi con la musica elaborata culturalmente e incanalati in composizioni basate su testi - narrati o cantati - che parlano di viaggio, di continui spostamenti, di casualità, di derive.
Il risultato è un album “metropolitano”, in cui l’ascoltatore, immerso tra field recordings e atmosfere oscure, viene proiettato in una dimensione apolide; si rievoca non un luogo particolare, ma la Città in cui tutti viviamo. Una colonna sonora della vita di ogni giorno, dunque, accompagnata da musica di indubbia classe, che comunque solo di rado riesce ad elevarsi ed entrare totalmente in sintonia con il concept di base.
L’unione tra i linguaggi propri dei tre artisti in questione - jazz fumoso dei club della grande Mela, elettronica minimale ed oscura, sensibilità melodica italiana - risulta particolarmente efficace solo in qualche episodio (l’iniziale The wrighter inside, Sake out, Rumble, In this city); il resto oscilla tra maniera (Transrussian Lecture, Ticket home) e contaminazioni non troppo riuscite (il quasi trip hop di Nickels and Dimes). L’impressione generale è che la musica di Expedition, al di fuori del suo originario contesto di fruizione e delle situazioni particolari da cui è stata generata, abbia perso parte della sua originaria capacità evocativa (l'anonima rilettura di A day in the Life dei Beatles è, in tal senso, emblematica). Nonostante ciò, il disco presenta comunque momenti degni di attenzione, come il blues urbano di Return of the stray man (impreziosito da una base di Painè), il frantic jazz di Anyway (flashback) e gli stranianti rumorismi della title track. Aldilà di alcuni concettualismi (talvolta forzati), Expedition può rivelarsi un ascolto interessante. Se ne consiglia, quando possibile, l’esperienza dal vivo.

(6.3/10)

Pubblicazione: 11 Novembre 2004

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2004)

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