Recensione
Gipsy Freedom Wooden Wand
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psichedelia Voti redazione e staff

Wooden Wand

Gipsy Freedom

5 Rue Christine

E’ il sax del rinomato musicista free jazz, Daniel Carter, a dare l’attacco alla nuova fatica dell’ensemble di Wooden Wand. A conti fatti, una “firma” del genere a dare l’incipit sentenzia inequivocabilmente la natura del disco in questione. Un lavoro che evolve la solita formula della band, semplicemente aumentandone gli aspetti “free” di libera e drogata jamming. Si perdono in questo modo parte delle skills da folk band, che ne avevano contraddistinto la carriera fino ad oggi.

Dall’altro lato il disco si pone come evidente omaggio alla indimenticata scena di San Francisco, cui il gruppo ha sempre pagato tributo. E’ in questo modo che i fantasmi di Grateful Dead, Country Joe & The Fish, Quicksilver Messenger Service e Janis Joplin vengono gettati in un calderone, che prende dal free jazz la caotica alchimia strumentale. Si spiegano così i lungi turbini sensoriali di Didn't It Rain e soprattutto di Dead End Days With Ceasar, oltre 20 minuti di drogate vertigini musicali, che si muovono con passo ubriaco e ondeggiante.

Il brano più regolare del lotto, Don’t Love The Liar, con quel ritornello così anni sessanta nella parte centrale è forse anche troppo ammiccante, mentre i soliti incubi astratti come Hey Pig He Stole My Sound e Sun Sets On Clarion stancano rapidamente. L’episodio migliore è allora la più classicamente folk Dread Effigy che a conti fatti non sfigurerebbe in un disco di Devendra Banhart o perché no, del Wooden Wand solista.

Come al solito, di elementi di interesse un disco dei Vanishing Voice ne ha in gran quantità, ma a questo giro, forse si finisce vittima delle proprie stesse ambizioni e di troppe strade intraprese e lasciate a metà. Forse sono anche troppi i riferimenti (Genesis Joplin…), che si cerca di tirare in ballo. Citando alla lettera dalla press sheet diffusa da 5Rue Christine: “You may hear the faint echoes of “Island Harvest” era Albert Ayler on one track, Iommi-derived riffage on the next, torch songs that sound torn straight from the Gershwin songbook on the next, and Can-style epic grooves on the next”. Nient’altro?

(6.3/10)

Scheda: Wooden Wand

Pubblicazione: 01 Marzo 2006

File under: psichedelia

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